Torino-Napoli 1-0. È stato un risveglio amaro per i tifosi del Napoli dopo la sconfitta, inattesa, contro il Torino. Un ko che brucia e che forse ridimensiona un po’ le ambizioni del Napoli, impegnato quest’anno nella Champions che porta via energie e punti.
Torino-Napoli 1-0, la dura legge dell’ex
Avevamo definito Torino-Napoli la partita degli ex, e infatti è stato proprio un ex a decidere il match, Simeone. Un goal agrodolce per il Cholito, che non ha avuto la forza né il coraggio di esultare contro la squadra con la quale ha vinto due scudetti. Un mix di emozioni per l’attaccante argentino. Sicuramente felicità, poiché ogni attaccante ha bisogno del goal come l’aria e anche perché ha regalato 3 punti fondamentali per la sua squadra per tirarsi fuori dalle secche della classifica. Ma anche un pizzico di tristezza per aver dato un grosso dispiacere a quei tifosi che l’hanno tanto amato e che continuano ad amarlo.
Ma, come è giusto che sia, è un professionista e ha giocato e segnato per la sua squadra. Tra l’altro, oltre al goal, ha disputato una partita da incorniciare, difendendo palloni, facendo salire la squadra, smistando per i compagni e rappresentando una spina nel fianco costante per i difensori azzurri. Piccola considerazione: è facile parlare col senno di poi, ma un Cholito così, vista (purtroppo) l’attuale inconsistenza di Lucca, forse non ci sarebbe stato tanto male in questo Napoli di Conte.
4 aspetti da analizzare
C’è un aspetto che inizia a preoccupare: l’approccio alle partite. Negli ultimi 3 match di campionato (Milan, Genoa e Torino), il Napoli è andato sempre sotto e solo in un caso è riuscito a ribaltarla. Gli azzurri tendono a giocare solo i secondi 45 minuti, inaccettabile per una squadra “contiana” che fa del sacro furore agonistico una delle peculiarità principali. Forse alcuni giocatori sono già “sazi” per la scorpacciata tricolore dell’anno scorso? Speriamo di no, anche perché Conte è noto come un allenatore famelico e sicuramente dovrà e saprà trovare l’antidoto per evitare primi tempi così molli.
Secondo punto da analizzare: la difesa. Gli azzurri hanno preso 7 goal in 7 partite, mentre l’anno scorso in tutto il campionato ne ha presi solo 27. C’è un problema in difesa? Forse, ma il discorso merita maggiori approfondimenti. Va detto, a difesa di Conte, che la coppia titolare Rrhamani-Buongiorno pochissime volte ha giocato insieme. Certo non è la prima volta che il Napoli affronta un’emergenza, ma va considerato anche il cambio di sistema di gioco. Con De Bruyne c’è meno filtro a centrocampo, quindi gli azzurri evidentemente devono ancora assimilare bene i meccanismi differenti rispetto allo scorso anno.
C’è poi il discorso infortuni. Tanti, troppi in questo inizio stagione. Si è avvertita l’assenza di Lobotka, così come quella di McTominay che anche quando non brilla fa un lavoro oscuro e prezioso. Per non parlare di Hojlund, che dà un peso diverso all’attacco.
Proprio l’assenza di Hojlund ci porta ad analizzare l’ultimo punto: la prestazione di Lucca. È vero che il ragazzo ha bisogno di tempo poiché viene da una piazza molto diversa da quella di Napoli, Udine, dove le pressioni non sono neanche paragonabili, inoltre deve conoscere bene i meccanismi di una squadra diversa; però è anche vero che l’attaccante deve darsi una svegliata, poiché è stato letteralmente annullato dai difensori granata e poiché sembra mancare di quella cattiveria necessaria per emergere. Ora testa ad Eindhoven e subito dopo all’Inter: due ghiotte occasioni per rialzarsi subito e dire al campionato che il Napoli è vivo e vegeto e farà di tutto per difendere quel triangolino sulla maglia.

