Il Napoli torna dalla spedizione danese con un solo punto e una valigia carica di rimpianti. A Copenaghen servivano i 3 punti per puntellare una classifica asfittica e blindare i playoff, invece gli azzurri dovranno giocarsi la qualificazione nell’ultima sfida decisiva contro il Chelsea.
Copenaghen-Napoli 1-1, il film della partita
Il Napoli inizia col piglio giusto, mette le tende nella metà campo danese e lascia intendere che vuole fare la partita. Gli azzurri creano un paio di situazioni pericolose e danno la sensazione di poter colpire prima o poi. Al 35′ la prima svolta del match: entrata killer di Delaney su Lobotka che, dopo un controllo al VAR, viene giustamente espulso. Poco dopo McTominay, uno che ha un feeling particolare con la Champions, segna di testa lo 0-1.
Napoli avanti di un gol e di un uomo, nel secondo tempo bisognerebbe azzannare l’avversario ferito e metterlo ko. Cosa che gli azzurri non fanno: giochicchiano, non affondano mai con cattiveria, sono leziosi. Non ci provano neanche a fare il secondo gol e chiudere il match, anzi, rimettono in vita i danesi ormai sul precipizio, ai quali Buongiorno offre un gradito regalo, un rigore nefasto. Dal dischetto va Larsson e Milinkovic-Savic para pure, ma la palla resta a disposizione del danese che insacca. L’arrembaggio finale del Napoli è sterile e finisce con un malinconico 1-1 che si porta con sé la sensazione di aver gettato alle ortiche un’occasione d’oro per blindare i playoff.
Napoli stanco o Napoli superficiale?
Ma perché il Napoli nel secondo tempo ha tirato i remi in barca, come se i successivi 45 minuti fossero un’inutile appendice della partita? Una domanda che si pongono i tifosi e, facendo un certo tipo di ragionamento, le possibili risposte sono due: o stanchezza o superficialità.
La verità, forse, sta nel mezzo. Che i giocatori siano stanchi è un dato di fatto, considerando che da settimane giocano praticamente quasi sempre gli stessi a causa della lunga lista di infortunati. Una spiegazione potrebbe essere che, inconsciamente, gli azzurri abbiano rallentato nella ripresa per risparmiare energie in vista del difficile match di Torino contro la Juventus, pensando di avere già i 3 punti in tasca. In ogni caso, l’atteggiamento degli azzurri non è giustificabile.
L’altra spiegazione, che sarebbe ancora più pericolosa, è che il Napoli abbia staccato la spina. La partita era in discesa, con un gol e un uomo in più, quindi gli azzurri hanno pensato che era ormai vinta e che non ci fosse bisogno di chiuderla. Errore madornale, poiché nel calcio può succedere l’imponderabile, che in effetti è successo nella ripresa.
Se si trattasse di un blackout mentale sarebbe un campanello d’allarme serio, poiché non è il primo della stagione (Eindhoven docet), come se i giocatori non avessero quella fame dell’anno scorso. Eppure c’era la possibilità di staccare il pass per i playoff Champions, per questo motivo risulta ancora più inspiegabile e inaccettabile l’atteggiamento molle e presuntuoso degli uomini di Conte nella ripresa.
Il curioso caso di Alessandro Buongiorno
In casa Napoli c’è un giocatore in evidente difficoltà: Alessandro Buongiorno. Il difensore azzurro ha provocato il rigore (il terzo della stagione dopo Inter e Verona) per un intervento maldestro e anche inutile su Elyounoussi. Un difensore esperto come lui avrebbe dovuto accompagnare l’attaccante verso l’esterno e coprire la porta, senza affondare rischiando il contatto, come poi è successo. Il muro azzurro dell’anno scorso è franato e al suo posto c’è un giocatore insicuro, che di danni ne sta facendo un bel po’.
Cosa sta succedendo a Buongiorno, considerato fino a pochi mesi fa uno dei migliori difensori italiani? Un mistero. Ha perso sicurezza e confidenza e toccherà a Conte lavorare sulla sua testa per recuperarlo soprattutto mentalmente, per questa stagione ma anche per il futuro.

