Il Napoli torna da Verona con 3 punti e questa è, sicuramente, una delle poche note positive della trasferta in terra scaligera. Sono passati ben 281 giorni dall’ultimo gol di Romelu Lukaku, era la rete-scudetto contro il Cagliari che ha cucito sulle maglie azzurre il quarto tricolore, ed è arrivato in uno dei momenti più complicati della stagione partenopea. Analizziamo questo match che si è rivelato molto più ostico di quanto si potesse pensare.
Verona-Napoli, cosa salvare
Come detto, i 3 punti sono tra le pochissime cose da salvare in questa trasferta che rischiava di risultare indigesta contro un Verona ormai derelitto e rassegnato alla serie B. Invece Lukaku, all’ultimo respiro, ha tirato fuori la zampata del leone per regalare una vittoria che consente al Napoli di rilanciarsi prepotentemente in zona Champions.
Da salvare i primi minuti feroci, durante i quali il Napoli ha subito trovato il gol, che paradossalmente si è trasformato in un boomerang perché ha quasi spento la voglia di attaccare e segnare ancora per chiudere il match. Il gol di Lukaku è un’altra bellissima notizia, non solo per la vittoria, ma anche perché può significare una rinascita per il belga dopo mesi molto difficili.
Cosa buttare
Le cose da salvare però finiscono qui, perché dopo il gol il Napoli si è afflosciato. È sembrato di vedere il remake di quell’infausta trasferta Champions di Copenaghen dove gli azzurri, pur avendo la partita in pugno, non l’hanno aggredita, ma sono rimasti passivi in attesa degli eventi.
Come in Danimarca, anche a Verona il Napoli si è fatto riprendere e ha rischiato di lasciare per strada altri 3 punti sanguinosi. Quanto meno rivedibili le scelte di Conte. Tenere tre difensori in una partita da vincere a tutti i costi non è sembrata una scelta molto azzeccata.
Male gli esterni, da Spinazzola a Politano, involuti e in debito d’ossigeno. Incomprensibile anche la scelta di mettere Mazzocchi a sinistra e Gutierrez a destra, soprattutto con due torri come Hojlund e Lukaku che invece avevano bisogno di palloni buttati nell’area dal fondo (non a caso il gol è nato da un cross dall’esterno).
Tre considerazioni extra-calcistiche
Per una volta tanto il Dio del pallone è stato benevolo e se è vero che forse il Napoli non meritava la vittoria, è anche vero che in altre occasioni gli azzurri hanno perso o pareggiato, pur meritando qualcosa in più.
Chiudiamo adesso l’analisi tecnica per fare alcune considerazioni extra-calcistiche. Il gol di Lukaku va al di là dell’aspetto sportivo. Il gigante belga si è sciolto durante l’intervista post-partita, scoppiando in lacrime pensando ai tanti mesi di riabilitazione dopo l’infortunio a inizio stagione, ma soprattutto ricordando suo padre volato in cielo non molto tempo fa. Una dimostrazione che i giocatori sono pur sempre esseri umani e Lukaku ce l’ha ricordato mostrando le sue emozioni, senza filtri. Perché il calcio è anche e soprattutto emozioni, quelle che i vertici calcistici stanno cancellando con un calcio sempre più iper-tecnologico, caratterizzato da algoritmi, trasferte vietate e scelte arbitrali incomprensibili. Insomma, un calcio in cui i tifosi non si riconoscono più.
A proposito di trasferte vietate e stadi, purtroppo va segnalato l’inaccettabile “accoglienza” che Verona ha riservato al Napoli e ai napoletani. Molti colleghi giornalisti partenopei hanno denunciato, con tanto di video, l’aggressione verbale di alcuni tifosi veronesi nei loro confronti, “rei” di aver commentato con troppa enfasi il gol dell’1-2 del Napoli. Stendiamo un volo pietoso sull’ormai trita colonna sonora dei soliti beceri cori razzisti, sui quali la Lega continua a tacere. “Scimmia” e “ciccione” sono stati gli epiteti più “teneri” nei confronti di Lukaku, ma in quel caso il karma ci ha messo la sua mano, decidendo che proprio il belga dovesse segnare all’ultimo secondo il gol-vittoria.
Infine, chiosa finale sull’arbitro Colombo. Sta diventando una triste abitudine commentare episodi controversi a sfavore del Napoli. Il pareggio del Verona nasce da un angolo che non doveva esserci, poiché Buongiorno subisce un fallo evidente. In secundis, il giallo a Suslov entrato con gamba alta all’altezza del ginocchio di Gutierrez, un intervento pericoloso e cattivo che meritava un cartellino dal colore diverso. Ma ormai gli errori arbitrali, al pari degli infortuni, sono nemici abituali contro i quali il Napoli deve combattere, oltre alle rivali per la corsa Champions, in questa complicatissima stagione.



