# Gli Anni Venti e Trenta: La Fondazione e il Primo Re (1926-1939) URL canonico: https://www.tifosidelnapoli.it/2026/05/27/gli-anni-venti-e-trenta-la-fondazione-e-il-primo-re-1926-1939/ Versione LLM: https://www.tifosidelnapoli.it/llm/2418/gli-anni-venti-e-trenta-la-fondazione-e-il-primo-re-1926-1939/ Data di pubblicazione: 27 Maggio 2026 Data ISO: 2026-05-27T14:39:50+02:00 Fonte: TifosidelNapoli.it Testata: TifosidelNapoli.it Tipo contenuto: notizia giornalistica Sezione: Storia del Napoli Argomento: Attila Sallustro ## Sintesi Il nostro viaggio nei 100 anni del Napoli comincia qui, dove tutto ha avuto inizio. Tra i fumi dei salotti industriali e i campi polverosi di un calcio pionieristico, nasceva l'Associazione Calcio Napoli. Quella fondazione era l'era del presidente Ascarelli,… ## Articolo ## **Il nostro viaggio nei 100 anni del Napoli comincia qui, dove tutto ha avuto inizio. Tra i fumi dei salotti industriali e i campi polverosi di un calcio pionieristico, nasceva l’Associazione Calcio Napoli. Quella fondazione era** l**‘era del presidente Ascarelli, del leggendario Attila Sallustro e di una passione che ha sfidato persino la sfortuna.** Per capire cosa sia il Napoli oggi, bisogna riavvolgere il nastro del tempo di esattamente un secolo. Bisogna tornare a una Napoli in bianco e nero, un po’ Liberty e un po’ popolare, dove il calcio era ancora una questione per pochi appassionati divisi in piccole realtà locali: l’Internaples e il Naples Football Club. Fino a quel giovedì d’estate che cambiò la storia della città. ## 1° Agosto 1926: L’intuizione di Giorgio Ascarelli Non c’erano i riflettori, non c’erano le dirette TV. C’era però la visione di un uomo straordinario: **Giorgio Ascarelli**. Giovane e colto industriale tessile di origine ebraica, Ascarelli capì prima di tutti che Napoli aveva bisogno di un’unica, grande squadra per competere con i colossi del Nord. Il **1° agosto 1926**, l’assemblea dei soci dell’Internaples deliberò il cambio di nome. Nacque l’**Associazione Calcio Napoli**. Ascarelli assunse la presidenza e scelse come colore sociale l’**azzurro**, il riflesso del nostro mare, abbandonando le vecchie strisce verticali celesti e nere. > _“Il nostro colore è l’azzurro, perché azzurro è il cielo di questa città e azzurro è il mare che la bagna”_ Purtroppo, il destino fu crudele con il fondatore: Ascarelli morì improvvisamente nel 1930, a soli 35 anni, pochi giorni dopo aver inaugurato a sue spese il primo vero stadio del Napoli al Rione Luzzatti (il “Vesuvio”, poi ribattezzato Stadio Giorgio Ascarelli). ## Dal Cavallino Rampante al “Ciuccio”: Tutta colpa di quel primo anno L’inizio del Napoli fu drammatico dal punto di vista sportivo. Nel campionato 1926/27, inserito nel girone con le corazzate del Nord, il Napoli collezionò un solo punto in tutto il torneo. Lo stemma originario della squadra presentava un fiero **Cavallino Rampante** su sfondo azzurro. Ma dopo quella striscia impressionante di sconfitte, l’ironia napoletana prese il sopravvento. Al bar “Regina” di via Toledo, i tifosi amareggiati sentenziarono: _“Ma quale cavallo rampante? Chisto me pare ‘o ciuccio ‘e Pappone, trentatré piaghe e ‘a coda fraceta!”_ (Il cavallo di Pappone, pieno di piaghe e con la coda marcia). L’autoironia divenne leggenda: da quel momento, l’asino divenne ufficialmente la mascotte scaramantica del club. E la fortuna girò. Riammesso in Prima Divisione per meriti territoriali, il Napoli non guardò più indietro. ## Attila Sallustro: Il primo “Re” di Napoli Se gli anni ’30 sono stati gli anni del consolidamento del Napoli nell’élite del calcio italiano, il merito è soprattutto di un uomo: **Attila Sallustro**. Nato ad Asunción da genitori napoletani e cresciuto calcisticamente a Fuorigrotta, Sallustro era il prototipo del divo d’altri tempi. Fisico scultoreo, velocità devastante e un senso del gol pazzesco. Soprannominato **“Il Veltro”**, Sallustro divenne un idolo assoluto della città. Ma c’era di più: provenendo da una famiglia facoltosa, Sallustro **rifiutò sempre di percepire uno stipendio** dal Napoli, giocando solo per amore della maglia e della sua città d’origine (la società gli regalò, come riconoscimento, una lussuosa vettura Fiat 508 Balilla). Con i suoi 108 gol totali, rimarrà il massimo marcatore della storia azzurra per oltre mezzo secolo, fino all’avvento di un certo Diego Armando Maradona. ## L’Era Garbutt e i primi brividi d’Europa Nel 1929 arrivò in panchina **William Garbutt**, l’allenatore inglese che portò la cultura del professionismo a Napoli (è da lui che nasce il termine _“Mister”_ nel calcio italiano). Sotto la sua guida tecnica, e grazie ai gol di Sallustro e del brasiliano **Antonio Vojak** (un formidabile interno di centrocampo), il Napoli degli anni ’30 divenne una certezza. Nelle stagioni 1932/33 e 1933/34, il Napoli conquistò per due volte consecutive il **terzo posto in Serie A**, sfiorando lo Scudetto e guadagnandosi l’accesso alla Coppa dell’Europa Centrale (la Mitropa Cup), la prima storica ribalta internazionale per i colori azzurri. ## L’eredità di quel primo decennio Gli anni venti e trenta si chiusero con il Napoli stabilmente inserito tra le grandi del calcio italiano, nonostante le prime nubi della guerra all’orizzonte e l’addio dei suoi pionieri. Quei primi 13 anni avevano cementato qualcosa di indistruttibile: il legame viscerale tra la squadra e il suo popolo. Il seme del mito era stato piantato. **Nel prossimo articolo:** _Gli Anni Quaranta (1940-1949): Il calcio sotto le bombe, la distruzione dello stadio e la faticosa ricostruzione dell’orgoglio azzurro._ ## Link editoriali - Sezione Storia del Napoli: https://www.tifosidelnapoli.it/category/storia-del-napoli/ - Argomento Attila Sallustro: https://www.tifosidelnapoli.it/tag/attila-sallustro/