“Cantami o diva dell’antonide Conte l’ira…” – questo potrebbe essere il proemio di Napoli-Fiorentina 2-1, una vittoria oscurata dall’ennesimo terrificante infortunio di un altro pezzo da 90, Di Lorenzo, equilibratore del gioco azzurro, dello spogliatoio e capitano, per il quale la stagione sembra essere finita. Tre punti fondamentali per la corsa Champions, che non hanno placato Conte che, dopo il match, è esploso come un vulcano togliendosi tanti sassolini dalla scarpa.
Il “j’accuse di Conte”
Nelle interviste post partita Conte è apparso molto rabbuiato in volto, furioso per l’ennesimo infortunio in casa azzurra. Per la prossima stagione, più che a Dimaro, forse sarebbe meglio portare la squadra in ritiro a Lourdes. Ironia a parte, il tecnico azzurro ha puntato il dito contro il calcio moderno bulimico, un tritacarne che fagocita allenatori e calciatori, che mette partite ogni giorno e a ogni ora in nome del dio Denaro, mettendo a repentaglio l’incolumità dei calciatori.
La riflessione di Conte però, indipendentemente che indossi i colori azzurri, è sacrosanta: i club accettano di giocare più partite per ottenere più soldi, ma a che serve se quei soldi devono essere investiti per acquistare calciatori in sostituzione di quelli infortunati?
Poi, passando di palo in frasca, Conte l’ha “toccata piano” anche sulla questione mercato. Il Napoli, una delle società più sane della serie A con circa 200 milioni in cassa da spendere, ha il mercato semi-bloccato. Frutto di un’applicazione distorta e cervellotica delle nuove regole sulla vigilanza sui bilanci delle società professionistiche di calcio e basket.
A quanto pare il costo complessivo del personale del Napoli supererebbe l’80% dei ricavi, ma si chiude un occhio (anche due) su altre squadre superindebitate che possono tranquillamente fare mercato. Il tecnico azzurro era un fiume in piena, ma si è poi frenato lasciando intendere che in realtà di cose da dire ne aveva ancora parecchie.
E, conoscendo Antonio, avrebbe forse voluto dire che ieri il Napoli ha subito un altro arbitraggio quanto meno discutibile, con un episodio dubbio in area viola (con tocco di mani di Comuzzo) che il VAR non ha neanche rivisto e un pugno preso in faccia da Vergara, uscito col volto sanguinante, con l’arbitro La Penna che con arroganza diceva: “Ho visto io!”. Ma forse ha ragione Conte, meglio non approfondire il discorso perché la verità potrebbe non piacere…
La consacrazione di Vergara
In questa vittoria in chiaroscuro, è brillata la stella di Vergara che piano piano si sta prendendo il Napoli. Dopo il gol “inutile” contro il Chelsea, arriva un’altra perla, la prima in maglia azzurra in campionato, del talentino di Frattaminore. Al di là della rete, Vergara ha illuminato il gioco azzurro con strappi, passaggi e giocate di classe.
Ora però non bisogna commettere l’errore di mettere troppe pressioni su questo ragazzo. Ha 23 anni, quindi non è proprio giovanissimo, ma solo adesso sta calcando palcoscenici importantissimi, quindi va lasciato crescere, senza crocefiggerlo ai primi errori. Del resto “essere profeta in patria” è complicatissimo, soprattutto a Napoli, quindi diamogli tempo e spazio di maturare e magari diventare il nuovo “Insigne”.
