La vittoria netta del Napoli sulla Juventus, nel gioco più che nel risultato, certifica la piena guarigione di una squadra che sembrava in caduta libera fino a poche settimane fa, ma che ha saputo ritrovare se stessa anche grazie all’abile guida del suo stratega, Antonio Conte. Dopo la partita abbiamo fatto 4 considerazioni, che condividiamo con voi nei successivi paragrafi.
1- Napoli-Juventus 2-1, rispettata la “tradizione”
Napoli è una città che rispetta le tradizioni e, come abitualmente succede negli ultimi anni, la Juventus ha perso nella sua trasferta napoletana. Questa è la settima sconfitta consecutiva dei bianconeri al Maradona, una tradizione che, ci auguriamo, venga mantenuta a lungo ancora per molti anni.
Un dato che rappresenta una vera e propria inversione dei rapporti di forza. Un tempo per Napoli e il Napoli battere la Juventus era quasi l’obiettivo stagionale, oggi sta diventando una piacevole consuetudine. Merito anche della lungimiranza di De Laurentiis, capace di costruire negli anni una società in grado di competere a livelli altissimi in Italia e in Europa, invertendo i rapporti di forza che c’erano con la Juventus: oggi sono loro che tremano al pensiero di incontrarci, non il contrario.
2- Stadio Maradona, un vero fortino
Un altro dato che emerge da questa partita è l’inespugnabilità del Maradona. Il Napoli non ha mai perso nel 2025 tra le mura amiche, un segnale evidente di quanta spinta possa dare il tifo azzurro. L’imbattibilità non può essere scalfita, dal momento che gli azzurri non giocheranno più in casa quest’anno, ma saranno infatti impegnati nelle trasferte di Lisbona, Udine e Cremona tra Champions e campionato, inframmezzate dalla Supercoppa in Arabia Saudita.
3- Il 3-4-3 è una certezza
Conte sembra finalmente aver trovato la quadra: il 3-4-3, almeno in base ai giocatori a disposizione, è il miglior abito tattico che il Napoli può indossare in questo momento. Questo schema esalta i giocatori, a partire dal tridente d’attacco che sta facendo meraviglie. Chi ne ha tratto più beneficio è Neres, che parte più accentrato per essere ancora più imprevedibile. Hojlund è tornato al gol, ma anche lui stava ingranando con questo schema, come dimostrano i due assist e le ottime prestazioni prima di Napoli-Juventus.
Anche i terzini stanno trovando giovamento, poiché hanno meno campo da coprire e più spazio per attaccare. Resta da capire quando torneranno tutti gli infortunati come gestirà la situazione Conte. Un bel “problema”, ma l’allenatore azzurro ha dimostrato di tenere ben salde le redini della squadra e avere più armi a disposizione, con la possibilità di cambiare modulo o uomini, è sicuramente un grande vantaggio.
4- Il ritorno di Spalletti
Infine, non si può non dedicare un pensiero a Spalletti, che fa comunque parte della storia del Napoli, nonostante la sua decisione di sedersi sulla panchina bianconera dopo aver giurato amore eterno ai colori azzurri. A dire il vero il tecnico toscano ha cercato di evitare il più a lungo possibile l'”incontro” col Maradona, entrando solo quando la partita stava per iniziare e non facendosi vedere nel riscaldamento.
Quando lo speaker ha annunciato il suo nome qualche fischio è volato, ma nulla di più. Anche in questo il pubblico azzurro è maturato e Spalletti è stato accolto come un avversario, nulla di più. Personalmente ringrazierò sempre Spalletti per averci regalato il terzo tricolore dopo un’attesa di 33 anni, per aver costruito uno dei Napoli più belli e forti di sempre e anche per avere messo Cabal e Koopmeiners sul lato di Neres… Grazie di tutto, mister!
Foto: profilo Instagram SSC Napoli

