Il Napoli perde in casa 2-3 contro il Chelsea e dice addio alla Champions League. Gli azzurri si sono giocati le ultime carte per approdare quanto meno ai playoff, ma è stata una mano sfortunata. Può essere considerata fallimentare una Champions dove, con ben 24 posti a disposizione su 36 squadre, il Napoli non è riuscito a qualificarsi neanche ai playoff? La risposta è, purtroppo, sì, poiché è inaccettabile che siano passate squadre come il Bodo Glimt e il Qarabag, decisamente inferiori al Napoli. Non ci resta che fare un’analisi profonda, onesta e amara di questa eliminazione, che probabilmente inciderà negativamente anche sul mercato di gennaio prossimo alla chiusura.
Napoli-Chelsea 2-3, un’eliminazione che parte da lontano
Chiariamo subito una cosa: il Napoli non è stato eliminato ieri, ci può stare perdere contro il Chelsea che è pur sempre la squadra campione del mondo. L’eliminazione è stata gettata alle ortiche durante il percorso in Champions: la notte horror in Olanda contro il PSV, il pareggio interno frutto degli attacchi sterili incapaci di abbattere il fragilissimo muro tedesco dell’Eintracht e, soprattutto, il suicidio in terra danese contro il Copenaghen.
Tante, troppe le occasioni sciupate dalla squadra azzurra, che deve recitare il “mea culpa” per non aver mostrato la cattiveria necessaria per conquistare quella manciata di punti in più che sarebbe bastata per arrivare almeno ai playoff. Paradossalmente la partita di ieri ha aumentato i rimpianti e la rabbia per una qualificazione che poteva tranquillamente arrivare, sarebbe bastato mettere un pizzico del cuore visto ieri contro il Chelsea per raggiungerla.
Questione infortunati
Se da un lato il Napoli ha gettato alle ortiche una qualificazione assolutamente alla portata, d’altro lato non si può ignorare l’esercito di infortunati con cui Conte ha dovuto fare i conti. Chiariamolo subito: non è una giustificazione, né un’attenuante, poiché i giocatori scesi in campo avrebbero potuto tranquillamente fare meglio, ma è un dato di fatto.
Il problema è che, senza poter fare rotazioni, Conte ha mandato in campo quasi sempre gli stessi che hanno pagato con la scarsa lucidità e la poca brillantezza che si sono fatte sentire, oltre che in Champions, anche e soprattutto in campionato. Arriverà qualcosa dal mercato? Si spera, perché ci sono alcuni reparti cortissimi, come il centrocampo, dove servono rinforzi urgenti in caso di ulteriori infortuni.
Una domanda su Vergara
Vista la prestazione di ieri di Vergara, condita con un gol di pregevole fattura, c’è una domanda da porsi: ma davvero questo ragazzo finora non poteva giocare qualche minuto in più? Perché Conte ha schierato sempre Politano, con la “bombola d’ossigeno” in alcuni frangenti della stagione, e Neres a mezzo servizio, senza dare un po’ di spazio al talentino di Frattaminore?
La risposta ce l’abbiamo e tutto sommato non è neanche colpa di Conte, ma del calcio italiano dove vige il “risultatismo”. Bisogna portare a casa il risultato, anche a costo di bruciare giovani talenti come Vergara. Conte si è solo allineato al calcio italiano, mentre in altri campionati vengono lanciati calciatori giovanissimi, anche di 16-17 anni, che trovano posto in pianta stabile in prima squadra. Questo tipo di ragionamento blocca la crescita dei giovani talenti italiani e, di conseguenza, della Nazionale.
Che stagione sarà?
Una volta usciti dalla Champions, il Napoli non può fare altro che concentrarsi sul campionato, dove è doveroso arrivare tra le prime quattro. La corsa scudetto è stata ormai seriamente compromessa, ma ora gli azzurri devono tornare a correre poiché conquistare l’ultimo posto utile per la Champions non sarà affatto facile, con Roma, Juventus e anche Como che vanno forte.
E poi, perché no, dare anche un occhio alla coppa Italia, che è pur sempre un trofeo. Finire con una qualificazione Champions e una coppa Italia, con una Supercoppa già in bacheca, sarebbe sicuramente una stagione più che ottima e questi sono gli obiettivi che deve porsi la truppa azzurra.
