Il Napoli ritrova un Osimhen formato Champions… e le foto azzurre sui social

Un buon pari per il Napoli al Maradona contro il Barcellona in una settimana molto caotica e movimentata, rimandando i verdetti degli ottavi al match di ritorno in Spagna proprio grazie al gol del 9 partenopeo.

No, non è andata male. Anzi, si potrebbe osare dire, guardando il bicchiere mezzo pieno, che è persino andata bene. Considerando la settimana vissuta dal Napoli dopo il malinconico pareggio interno contro il Genoa, il pareggio in Champions contro il Barcellona è tutto oro colato. Sicuramente mister Francesco Calzona non è ancora attrezzato per i miracoli e in 48 ore ha fatto tutto ciò che era a sua disposizione ma, per reazione o per orgoglio, qualcosa di diverso in campo si è realmente visto e restare ancora in corsa per la qualificazione già all’inizio della sua gestione è un elemento da non sottovalutare. Ma non solo: la notte europea ha portato con sé numerose novità e il riavvicendarsi di tantissimi elementi che erano mancati nei mesi precedenti, facendo sperare e presagire che sia davvero l’inizio di una nuova era. O meglio, un ritorno al vecchio e vincente Napoli.

Migliore organizzazione tattica, più compattezza e spirito di abnegazione ma soprattutto il ritorno di un tifo caloroso, esploso d’amore al gol di Osimhen.

Un Maradona così caldo non lo si sentiva e vedeva da tempo, forse dai giorni in cui lo scudetto nella scorsa stagione, dopo 33 anni, è tornato in città. La curva B quasi a sorpresa ha organizzato una splendida coreografia con un messaggio ben chiaro: “Due colori, la nostra passione e tanto amore. Cara maglia insieme a te saremo sempre i vincitori”. I decibel dell’urlo “The Champions” sono sempre immensi, più all’unisono che mai. Anche l’ingresso in campo degli azzurri è diverso: Di Lorenzo abbraccia i compagni, inaugura il terreno di gioco prima di tutti e li abbraccia. Un momento ancor più intenso con Osimhen e Kvara, che hanno bisogno di una parola in più di sostegno per brillare nella notte d’Europa. Anche in campo la differenza è abissale: maggiore compattezza e organizzazione tattica, spirito di abnegazione, ci si rimprovera nei momenti di distrazione, si rimboccano le maniche per far sì che un episodio negativo non infici l’andamento del match con il diktat di “tutti sono utili ma nessuno è indispensabile”, chi non gioca bene viene sostituito.

Credits SSC NAPOLI

La lavagnetta luminosa per il cambio di Osimhen stava già per alzarsi quando Victor ruba palla e fa esplodere il Maradona: pareggio raggiunto, gol ritrovato così come i sorrisi con i compagni.

Un dato durante il match contro il Barcellona saltava palesemente all’occhio: la casella dei tiri in porta azzurri ben ferma sullo 0 nei primi 45′ di gioco. Gli altri dati erano fortemente equilibrati: possesso palla, calci piazzati, persino il fuorigioco. Ma con Kvara, Osimhen e Politano su tutti, la porta di Ter Stegen doveva essere assediata e invece piangeva di solitudine e malinconia. Detto fatto, nel finale di tempo e soprattutto nella ripresa qualcosa di diverso si intravede e lì, quando la lavagnetta era quasi pronta a sancire il cambio con Simeone che scaldava i motori, arriva l’intuizione. Osimhen ruba palla e da grande rapace d’area beffa l’estremo difensore blaugrana e fa esplodere il Maradona. E non solo: anche lui corre, impazzisce di gioia e sorride al boato che ripete infinite volte il suo roboante nome. I fantasmi delle difficoltà partenopee sembrano ormai alle spalle, pronti a scrivere insieme nuove pagine con in panchina mister Calzona, così come le grandi delusioni del ko nella finalissima in Coppa d’Africa, persino in rimonta all’ultimo respiro.

La serenità delle gesta del campo lascia spazio a un altro momento importante nella riappacificazione tra Osimhen e il momento all’ombra del Vesuvio: tornano online tante foto e stories in maglia azzurra dando spazio a tifosi, protagonisti allo stadio e ai momenti di gioia allo stadio.

In molti si chiedevano come sarebbe tornato Osimhen dalla Coppa d’Africa e il ritardo aereo che gli è costata l’esclusione tra i convocati di Napoli-Genoa lo scorso weekend non aveva fatto presagire nulla di positivo. La delusione da smaltire era troppa, così come cercare di dimenticare le difficoltà della stagione partenopea senza rischiare di eccedere troppo in personalismi e megalomanie. Eppure, in campo si è visto un attaccante non solo in forma ma anche con tanta voglia di dimostrare il proprio valore, ancor più sul palcoscenico internazionale, con tantissimi riflettori puntati su di lui. Una prova di maturità importante con la conferma proprio nel momento del gol. La frustrazione di non riuscire a violare la porta avversaria con merito ha lasciato spazio alla grande caparbietà di un rapace di area di rigore, prendendosi di diritto tutto l’abbraccio con i tifosi. Gli stessi che l’hanno capito, mai giustificato ma rispettato, arrivando a un patto tacito: “Finiamo insieme la stagione al meglio poi ciò che sarà, sarà”. Le strade potranno anche dividersi ma la storia è stata scritta anche da Victor lo scorso anno, cucendo sul cuore e sul petto uno scudetto meritatissimo e pieno di orgoglio. Infondo, il calcio moderno è anche questo: ci si ama ma si possono prendere strade diverse, senza rancore e con tanta riconoscenza di ciò che è stato. Ai tifosi resta la maglia, la passione e il tifo incondizionato. Ma fin quando si vestirà l’azzurro, quel colore resta un onore e un onere e bisogna onorarlo fino all’ultimo secondo per vincere ancora, per sognare ancora e per proseguire in sogno Champions.

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