Il Napoli ha vinto a Pisa senza alcuna difficoltà, troppo il divario tecnico tra le due squadre. Certo, il Napoli di questi ultimi tempi ne ha regalate di brutte sorprese ai tifosi, ma fallire a Pisa era davvero impossibile. Finalmente la Champions è in cassaforte e si può programmare la prossima stagione. Più che un’analisi della partita, che davvero non ha avuto storia, in questo articolo facciamo un’analisi della stagione del Napoli, proiettandoci già verso la prossima.
Meret e Napoli, che ne sarà di noi…
Nella penultima giornata di campionato Conte ha scelto Meret come portiere titolare e il friulano non ha deluso, compiendo due parate importanti. Tuttavia, va detto che l’alternanza continua dei due portieri non ha fatto bene (soprattutto a Meret, un portiere che ha bisogno di fiducia totale) e non ha convinto.
Che ne sarà della storia d’amore tra Meret (portiere titolare dei due scudetti azzurri) e il Napoli? Molto dipende dal futuro di Conte. Se resterà, è difficile che Meret accetti un’altra stagione da comprimario. Il rischio è di privarci troppo frettolosamente di un ottimo portiere, tra i migliori in Italia, e rinforzare una rivale, poiché sulle sue tracce c’è anche l’Inter. Milinkovic-Savic non ha convinto appieno neanche Conte e, per l’anno prossimo, bisognerà decidere senza se e senza ma le gerarchie tra i pali.
Difesa a 3 o a 4?
Anche ieri il Napoli si è schierato con la difesa a 3, benché ci fosse poco da difendere in una partita come quella di ieri. Il passaggio (o meglio il ritorno) alla difesa a 3 si è rivelato necessario in una parte della stagione, quando c’è stata una vera ecatombe di centrocampisti. Con due soli mediani arruolabili, la difesa a 3 era l’unica soluzione.
Ora che quasi tutti i centrocampisti sono tornati a disposizione, Conte ha continuato a proporre una difesa a 3. Con questo sistema la manovra azzurra è apparsa involuta, soprattutto nelle ultime settimane, e un ritorno alla difesa a 4, che è nel DNA azzurro, sarebbe stato forse auspicabile. Difesa a 3 o 4 per la prossima stagione? Altra domanda alla quale bisognerà dare una risposta diretta, con o senza Conte.
“Caso” De Bruyne
De Bruyne è entrato nella ripresa e ha illuminato il gioco azzurro, trovando un passaggio molto intelligente per Mazzocchi che è stato il la per lo 0-3. Il belga, ciliegina sulla torta del mercato azzurro, ha vissuto una stagione molto sfortunata. Il grave infortunio a inizio campionato ha condizionato la sua intera stagione.
La sensazione è che, come era prevedibile, De Bruyne non abbia il ritmo di un tempo e, quando il pressing è feroce, può soffrire anche nel campionato italiano, dove il livello e l’intensità sono inferiori a Liga e Premier League. Con squadre dove il ritmo e il tasso tecnico è basso, vedi Cremonese e Pisa, allora può fare la differenza.
La sensazione, comunque, è che sia poco adatto per il gioco di Conte, che prevede tanta pressione e corsa senza palla, ma poco palleggio e più verticalizzazione. Resterà? Altra domanda da porre a Conte o al futuro allenatore azzurro.
Hojlund, passione e sacrificio
Finalmente ieri Hojlund è tornato al gol, dopo aver apparecchiato per McTominay la tavola per lo 0-1 iniziale. Il danese ha chiuso con 11 gol e 4 assist in campionato, un gol in Supercoppa e 3 gol in Champions. In totale 15 gol stagionali, un bottino non proprio esaltante, ma neanche da buttare via.
Il punto è che Hojlund spesso ha giocato spalle alla porta, circondato da difensori e senza supporto, lasciato solo a combattere contro tutto e tutti. La sensazione è che, giocando rivolto verso la porta, magari servito con palloni in profondità o che arrivino dal fondo, possa fare molti più gol.
Incognita Conte
Infine, c’è una domanda che sta diventando una sorta di tormentone stagionale, un po’ come “cosa fai a Pasquetta?”. La domanda in questione è: “Conte resta o va via?”. Esattamente come l’anno scorso, dopo lo scudetto vinto Conte si lasciò andare a frasi sibilline ed enigmatiche, per poi decidere di restare.
Quest’anno il copione si sta ripetendo, con Conte che ha “ammiccato” alla Nazionale e che ha già detto che De Laurentiis conosce il suo pensiero. Altre frasi enigmatiche che lasciano intendere un addio imminente, ma tutto è ancora aperto.
In ogni caso, la principale garanzia del Napoli resta Aurelio De Laurentiis che, in 22 anni di presidenza, avrà sbagliato forse due stagioni. Nell’anno del centenario, sicuramente saprà fare la scelta migliore, Conte o non Conte, tenendo bene a mente che l’unica cosa che conta è il Napoli.
