Questo sito fa parte del network del Gruppo Mondo Media e contribuisce alla audience editoriale del magazine online MondoUomo.it.

Gli Anni Quaranta: La Guerra, il Fango e la Rinascita (1940-1949)

Egri Erbstein

Il secondo capitolo del Centenario ci porta nel decennio più drammatico del Novecento. Tra i bombardamenti che feriscono la città, la distruzione dello stadio e lo spettro del fallimento, il Napoli sperimenta l’inferno della Serie B. Ma è proprio nel fango del dopoguerra che si cementa la capacità unica di questo popolo: risorgere quando tutti lo danno per spacciato.

Se gli anni Trenta si erano chiusi nel segno del consolidamento, gli anni Quaranta si aprono con il rumore sinistro degli aerei che solcano il cielo del Golfo. Il 10 giugno 1940 l’Italia entra nella Seconda Guerra Mondiale. Napoli diventa ben presto uno dei bersagli principali dei bombardamenti alleati.

In questo scenario apocalittico, dove procurarsi il cibo è un’impresa quotidiana, il calcio non si ferma del tutto, ma si trasforma in un disperato tentativo di normalità. Un rifugio per l’anima di una città ferita.

1942: La prima, storica caduta all’inferno

Il decennio si apre con un Napoli logorato dal conflitto e indebolito sul mercato. La squadra non ha più la forza tecnica degli anni passati e, nel campionato 1941/42, accade l’impensabile: arrivando penultimo, il Napoli retrocede in Serie B per la prima volta nella sua storia.

La città, già stremata dai bombardamenti, subisce il colpo al cuore. Ma il peggio deve ancora venire. Nel 1943, le bombe degli alleati colpiscono duramente il Rione Luzzatti, distruggendo quasi completamente lo Stadio Giorgio Ascarelli (allora rinominato Stadio Partenopeo). Il tempio del calcio azzurro, il gioiello voluto dal fondatore, è ridotto a un cumulo di macerie. Napoli è una città senza pace e senza uno stadio.

Il calcio dei carbonari e le Quattro Giornate

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’eroica insurrezione popolare delle Quattro Giornate di Napoli, la città viene liberata. Il paese è diviso in due, i trasporti sono inesistenti, ma la voglia di pallone è irrefrenabile.

Nasce così il “calcio dei carbonari”. Nel 1944 e nel 1945, in mancanza di un campionato nazionale, il Napoli partecipa al Campionato Campano e al Campionato di calcio dell’Italia centro-meridionale. Si gioca dove si può: lo stadio prescelto diventa il Piazza结构 (Piazza del Municipio) o l’impianto dell’Orto Botanico, ma soprattutto lo Stadio del Vomero (il futuro Arturo Collana), che miracolosamente ha retto l’urto della guerra dopo essere stato utilizzato dai tedeschi come campo di prigionia.

I calciatori viaggiano su camion di fortuna, spesso alimentati a carbonella, e vengono pagati non con stipendi milionari, ma con generi di prima necessità: olio, farina e pasta. È un calcio di fango, fame e passione pura.

1946: La rinascita e il “Gruppo della Divisione Nazionale”

Finita la guerra, l’Italia calcistica deve essere ricostruita. Nel 1945/46 viene organizzato il campionato di transizione post-bellico (il Campionato Misto Serie A-B Centro-Meridionale). Il Napoli, guidato in panchina dall’ex bandiera Raffaele Sansone, compie il miracolo: vince il girone del Centro-Sud a pari punti con il Bari e conquista l’accesso al girone finale nazionale, ottenendo di diritto il ritorno nella massima serie.

Napoli rialza la testa. La città esce dalle grotte dei ricoveri antiaerei e torna a riempire i gradoni dello Stadio del Vomero. È l’anno in cui brilla la stella di Umberto Buscani, portiere saracinesca, e del centrocampista italo-argentino Bruno Barbieri.

Egri Erbstein e la beffa del “Caso Napoli”

Gli ultimi anni del decennio sono un’altalena rutilante. Nel 1946 arriva in panchina Egri Erbstein, straordinario stratega ungherese (che diventerà poi il direttore tecnico del Grande Torino, scomparendo a Superga). Erbstein porta un calcio moderno e salva il Napoli con un dignitoso ottavo posto.

Ma il club è instabile. Nella stagione 1947/48, complice una rosa corta e una crisi societaria strisciante, il Napoli chiude all’ultimo posto in classifica. Come se non bastasse, scoppia il cosiddetto “Caso Napoli”: la società viene accusata di tentato illecito sportivo per una presunta combine nella partita contro il Bologna. La sentenza della FIGC è severissima: Napoli retrocesso all’ultimo posto d’ufficio e rispedito all’inferno della Serie B.

Il decennio si chiude nel 1949 con il Napoli ancora impantanato nella serie cadetta, ma con un nuovo personaggio che si affaccia all’orizzonte societario, pronto a cambiare le regole del mercato cinematografico e calcistico: un armatore di nome Achille Lauro.

L’eredità degli anni Quaranta

Se gli anni Trenta avevano regalato a Napoli i primi sogni di gloria, gli anni Quaranta hanno forgiato il carattere del tifoso azzurro. È in questo decennio di fango e ricostruzione che si capisce una verità assoluta: il Napoli non è una semplice squadra di calcio, ma il termometro biologico della città. Se la città soffre, il Napoli cade; se la città si rialza, il Napoli rinasce. Sempre.

Nel prossimo articolo: Gli Anni Cinquanta (1950-1959): L’era faraonica del “Comandante” Achille Lauro, i colpi miliardari, le magie di Vinicio e la nascita del gigante di Fuorigrotta: lo Stadio San Paolo.

One thought on “Gli Anni Quaranta: La Guerra, il Fango e la Rinascita (1940-1949)

Lascia un commento Annulla risposta

error: Content is protected !!
Exit mobile version