Questo sito fa parte del network del Gruppo Mondo Media e contribuisce alla audience editoriale del magazine online MondoUomo.it.

E se tornasse Spalletti, come giocherebbe il Napoli 2026/2027?

Il clamoroso scenario di mercato che sta rimbalzando sulle frequenze social — complice il sesto posto e la mancata qualificazione in Champions della Juventus targata Luciano Spalletti — accende inevitabilmente la fantasia di noi tifosi azzurri.

Il ritorno del tecnico di Certaldo per la stagione 2026/2027 imporrebbe una profonda mutazione genetica alla squadra, archiviando la rigidità difensiva del ciclo precedente per restaurare il celebre 4-3-3 posizionale, fluido e basato sul dominio del possesso.

Ipotizzando gli addii pesanti ma probabili di Romelu Lukaku (destinato a palcoscenici differenti) e di Frank Anguissa, la rosa attuale del Napoli offre in realtà a Spalletti del materiale umano straordinario, persino più tecnico e associativo rispetto a quello dello Scudetto del 2023.

Ecco come si strutturerebbe l’undici ideale del Napoli 2026/2027 sotto la sua guida.

La Formazione Tipo: Il 4-3-3 di Luciano Spalletti

                 Meret
Di Lorenzo - Rrahmani - Buongiorno - Gutiérrez
     McTominay - Lobotka - De Bruyne
       Neres - Højlund - Elmas (o Alisson Santos)

L’Analisi Tattica Reparto per Reparto

1. La Difesa: Costruzione dal basso ed esterni d’attacco

Il ritorno alla linea a quattro valorizzerebbe immediatamente la catena di destra. Giovanni Di Lorenzo tornerebbe nel suo habitat naturale: non più terzo di difesa bloccato, ma “regista laterale” capace di accentrarsi e sovrapporsi internamente, esattamente come nel biennio d’oro. Al centro, la coppia Rrahmani-Buongiorno garantisce una fisicità impressionante, con il centrale italiano perfetto per rompere la linea in aggressione alta.

A sinistra, un profilo come Miguel Gutiérrez (o Mathías Olivera) esalterebbe il gioco spallettiano: lo spagnolo ha nelle corde quella qualità tecnica nello stretto fondamentale per ripulire l’uscita del pallone e associarsi con i centrocampisti.

2. Il Centrocampo: Il “Triangolo delle Meraviglie”

Senza Anguissa, la mediana perde chili ma guadagna un’intelligenza calcistica fuori dal comune.

  • Il perno: Stanislav Lobotka torna a essere il Re Sole del centrocampo. Spalletti lo rimetterebbe al centro del villaggio, affidandogli le chiavi della prima pressione e del ritmo di gioco.
  • L’incursore: Scott McTominay ricoprirebbe il ruolo che fu di Anguissa in fase di non possesso (schermatura e fisicità), ma con una propensione all’inserimento in zona gol nettamente superiore. Diventerebbe l’uomo deputato a riempire l’area sui cross e a creare superiorità numerica.
  • Il “Sottopunta” totale: La presenza di Kevin De Bruyne in rosa permetterebbe a Spalletti di riproporre la sua tesi di laurea tattica: il trequartista d’assalto mascherato da mezzala (alla Nainggolan o alla Zieliński). KDB avrebbe la totale libertà di fluttuare tra le linee, inventare corridoi per la punta e calciare dalla distanza.

3. L’Attacco: Attacco alla profondità e ali a piedi invertiti

L’addio di Lukaku libererebbe lo spazio per Rasmus Højlund. Il danese, per caratteristiche, è molto più vicino all’identikit di Victor Osimhen rispetto al belga: attacca la profondità con una ferocia devastante, allunga le difese avversarie e crea lo spazio vitale per i rimorchi di De Bruyne e McTominay.

Sulle corsie esterne, Spalletti vuole ali capaci di saltare l’uomo e cucire il gioco:

  • A destra, David Neres (alternato a un Politano sempre affidabile) garantisce quell’imprevedibilità nell’uno contro uno isolato che manda in crisi i raddoppi avversari.
  • A sinistra, l’eredità di Kvaratskhelia verrebbe raccolta da Eljif Elmas (un fedelissimo di Spalletti, perfetto per palleggiare dentro il campo) o dalla verticalità tecnica di Alisson Santos, offrendo soluzioni diverse a seconda dell’avversario.

Il verdetto tattico: Se il Napoli di Conte faceva della densità e della transizione diretta le sue armi letali, la versione 2026/2027 di Spalletti sfrutterebbe la straordinaria qualità di De Bruyne e la centralità ritrovata di Lobotka per asfissiare gli avversari nella propria trequarti. Un calcio forse meno protetto dietro, ma decisamente più spettacolare ed europeo.

Lascia un commento Annulla risposta

error: Content is protected !!
Exit mobile version