Il nono capitolo del Centenario ci proietta nell’era della grandezza internazionale. Gli anni Dieci sono il decennio in cui il Napoli diventa un brand globale e una splendida certezza del calcio europeo. Dalla sinfonia travolgente dei “Tre Tenori” ai trionfi cosmopoliti di Rafa Benítez, fino al triennio del Sarrismo: quel calcio celestiale dei 91 punti che ha fatto innamorare gli esteti di tutto il mondo. Quando Fuorigrotta ha riscoperto la bellezza pura.
Se gli anni Duemila erano stati il decennio della resurrezione e della risalita dall’inferno, gli anni Dieci si aprono con una colonna sonora ben precisa che torna a risuonare nella pancia del San Paolo: l’inno della Champions League. Il Napoli di Aurelio De Laurentiis ha completato l’apprendistato. Adesso non vuole più solo partecipare; vuole dettare legge, in Italia e in Europa, attraverso il culto della bellezza, del gioco e del coraggio.
A dare il via a questa sinfonia è un tecnico toscano che fa dell’intensità e del contropiede un’arma letale.
L’Era dei “Tre Tenori” e l’urlo del San Paolo in Champions
Sotto la guida di Walter Mazzarri, il Napoli degli inizi degli anni Dieci diventa una delle squadre più amate e temute d’Italia. Il direttore sportivo Riccardo Bigon costruisce un attacco atomico che la stampa ribattezza immediatamente “I Tre Tenori”: la fantasia anarchica di Ezequiel Lavezzi, la classe totale di Marek Hamšík (ormai bandiera e capitano) e la ferocia sotto porta del Matador, Edinson Cavani.
Cavani, arrivato nell’estate del 2010, diventa un’idolo assoluto segnando 104 gol in tre anni. Con questo tridente delle meraviglie, il Napoli conquista un fantastico terzo posto nel 2011 e torna in Champions League dopo 21 anni. Notti magiche in cui giganti come Manchester City e Chelsea tremano nel catino di Fuorigrotta, dove l’urlo “The Champions” dei tifosi viene registrato dai sismografi della città.
Il 20 maggio 2012 arriva anche il primo titolo dell’era De Laurentiis: battendo la Juventus imbattuta di Conte per 2-0 all’Olimpico di Roma (gol di Cavani e Hamsik), il Napoli alza al cielo la sua terza Coppa Italia, rompendo un digiuno di trofei lungo 22 anni.
L’Internazionalizzazione di Rafa Benítez e l’arrivo del Pipita
Nel 2013, De Laurentiis decide di dare una svolta cosmopolita al club e ingaggia un tecnico dal palmarès monumentale: Rafa Benítez. L’allenatore spagnolo porta a Napoli una mentalità vincente europea e attrae campioni di calibro internazionale che fino a pochi anni prima sarebbe stato impossibile vedere a Fuorigrotta: Raul Albiol, José Maria Callejón, Dries Mertens e, soprattutto, Gonzalo Higuaín, erede di Cavani.

Benítez arricchisce la bacheca azzurra conquistando la Coppa Italia nel 2014 (battendo la Fiorentina 3-1 a Roma) e una leggendaria Supercoppa Italiana a Doha contro la Juventus nel dicembre dello stesso anno, al termine di una sequenza infinita di calci di rigore. Il Napoli impara a vincere le partite secche e si stabilizza tra le prime 50 squadre del ranking UEFA.
Il Sarrismo: La ricerca della bellezza e il record dei 91 punti
Nell’estate del 2015, la panchina viene affidata a un ex impiegato di banca nato a Bagnoli: Maurizio Sarri. È l’inizio di una rivoluzione culturale e tattica che passerà alla storia con il nome di “Sarrismo”, un termine inserito persino nei dizionari della lingua italiana.
Sarri disegna un Napoli perfetto, un’orchestra sinfonica che gioca a un tocco, con triangolazioni fitte, pressing asfissiante e una velocità di esecuzione mai vista prima. Gonzalo Higuaín beneficia del gioco di Sarri fino a stabilire, nel 2016, il record storico di gol in una singola stagione di Serie A (36 reti), prima del suo traumatico passaggio alla Juventus. Ma il meccanismo non si rompe: Sarri sposta Dries Mertens al centro dell’attacco, inventando il “Falso Nueve” più prolifico della storia del club (il folletto belga diventerà poi il miglior marcatore di sempre della storia azzurra).
Il culmine del Sarrismo si raggiunge nella stagione 2017/18. Il Napoli ingaggia un duello epico con la Juventus. Il 22 aprile 2018, lo stacco imperioso di Kalidou Koulibaly al 90′ espugna l’Allianz Stadium e fa esplodere la città, che accoglie la squadra all’aeroporto di Capodichino in un’atmosfera da Scudetto. Il sogno tricolore svanirà solo nel tragico weekend di Firenze, ma il Napoli chiude il campionato al secondo posto con 91 punti: il punteggio più alto mai totalizzato da una squadra seconda classificata nella storia della Serie A. Quel Napoli non ha vinto il titolo, ma ha fatto innamorare gli esteti del calcio di tutto il mondo, da Pep Guardiola ad Arrigo Sacchi.
Carlo Ancelotti e la fine del decennio
Il decennio si avvia alla conclusione con l’arrivo sulla panchina di Carlo Ancelotti nel 2018. Il tecnico più titolato d’Europa traghetta il Napoli verso un altro secondo posto e una memorabile campagna europea, sfiorando la qualificazione agli ottavi di Champions in un girone di ferro con PSG e Liverpool (poi campione d’Europa). Gli anni Dieci si chiudono nel 2019 con una transizione tecnica complessa che porterà all’arrivo di Rino Gattuso, ma con una certezza assoluta: il Napoli è ormai una nobile del calcio italiano ed europeo.

L’eredità degli anni Dieci
Gli anni Dieci hanno regalato al Napoli lo status di “Big”. Il club ha dimostrato di poter esprimere un calcio moderno, vincente ed esteticamente rivoluzionario, conquistando tre trofei e partecipando stabilmente alle coppe europee. La ferita del sarrismo e dei 91 punti ha lasciato una fame di vittoria enorme nel cuore del popolo azzurro. Una fame che gli anni Venti sono pronti a saziare nel modo più clamoroso e inaspettato possibile.
Nel prossimo, ultimo articolo: Gli Anni Venti (2020-2026): La notte magica di Udine, il Terzo Scudetto di Spalletti, i gol di Osimhen, le magie di Kvaratskhelia e il glorioso traguardo dei Cent’Anni.
