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Gli Anni Sessanta del Calcio Napoli (1960-1969): Sciampagna, la Prima Coppa e il Dramma di “Core ‘ngrato”

Il quarto capitolo del Centenario ci catapulta nei favolosi anni Sessanta. Un’altalena rutilante di emozioni: dall’inferno della Serie B alla conquista del primo storico trofeo, la Coppa Italia del 1962. È il decennio del calcio “sciampagna”, dell’avvento alla presidenza di Corrado Ferlaino e dell’arrivo della coppia atomica Sivori-Altafini, prima del tradimento sportivo più doloroso di sempre.

Se gli anni Cinquanta erano stati l’epoca dello sfarzo e delle grandi navi del Comandante Lauro, gli anni Sessanta si aprono con il sapore dolceamaro della commedia all’italiana. Napoli è una città in piena espansione, le canzoni del Festival di Napoli risuonano nei vicoli e lo Stadio San Paolo, appena inaugurato, è il nuovo teatro dei sogni di un popolo che non si accontenta più di guardare gli altri vincere.

Il decennio, però, si apre con una doccia fredda che gela l’entusiasmo di Fuorigrotta.

1962: Il miracolo della Prima Coppa Italia dalla Serie B

Nel 1961 il Napoli crolla e retrocede nuovamente in Serie B. Sembra l’inizio di un periodo buio, ma la stagione 1961/62 si trasforma in un capolavoro surrealista e indimenticabile.

La squadra, guidata in panchina da Bruno Pesaola, per tutti il Petisso – l’uomo con l’immancabile cappotto di cammello e l’ironia sempre pronta –, compie una doppia impresa da leggenda. Non solo conquista la promozione immediata tornando in Serie A, ma compie un cammino perfetto in Coppa Italia.

Il 21 giugno 1962, allo Stadio Olimpico di Roma, il Napoli sfida in finale la Spal. Gli azzurri giocano una partita monumentale, vincono 2-1 grazie alle reti di Gianni Corelli e di Pierluigi Ronzon e alzano al cielo il primo trofeo ufficiale della storia del club. Il Napoli entra nella storia del calcio italiano: è la prima squadra (e rimarrà una delle pochissime) capace di vincere la Coppa Italia militando nella serie cadetta. La città esplode di gioia, il Petisso diventa un re e il Napoli si guadagna il diritto di debuttare in Europa nella Coppa delle Coppe.

L’Era del Calcio “Sciampagna” e la nascita della S.S.C. Napoli

Nel 1964, per dare una struttura societaria più solida e moderna al club, l’Associazione Calcio Napoli cambia pelle. Il 25 giugno 1964 nasce ufficialmente la Società Sportiva Calcio Napoli (S.S.C. Napoli).

Con il ritorno del fiero italo-argentino Bruno Pesaola alla guida tecnica, il Napoli propone un calcio divertente, spregiudicato, che la stampa dell’epoca ribattezza “Calcio Sciampagna”. Mancano solo i grandi solisti per far saltare il banco del campionato. E le stelle, puntualmente, arrivano nell’estate del 1965, grazie a una campagna acquisti cinematografica firmata da Roberto Fiore.

Sivori e Altafini: La coppia che fece impazzire Fuorigrotta

Nel 1965 a Napoli sbarcano contemporaneamente due autentici giganti del calcio mondiale: il “Macha” Omar Sivori, genio e sregolatezza scartato dalla Juventus, e il carioca José Altafini, centravanti implacabile proveniente dal Milan.

L’impatto sulla città è devastante. Si narra che per vedere le loro prime giocate vengano staccati oltre 70mila abbonamenti. Sivori, con i calzettoni arrotolati alle caviglie, sfida i difensori avversari a suon di tunnel e sguardi di sfida; Altafini la butta dentro in ogni modo. Trascinato dalla coppia d’oro, il Napoli conquista un fantastico terzo posto nel 1966 e addirittura il secondo posto nel 1968, sfiorando il sogno Scudetto che svanisce solo nelle ultime giornate a favore del Milan.

Il San Paolo è una polveriera d’amore. È in questo clima di ritrovata grandezza che, nel gennaio del 1969, un giovane ingegnere napoletano di nome Corrado Ferlaino rileva la maggioranza delle quote societarie, diventando presidente. Inizia ufficialmente l’era dell’uomo che, anni dopo, avrebbe portato a Napoli il più grande di tutti.

Il dramma di “Core ‘ngrato”: La fine del sogno

Gli anni Sessanta si chiudono però con una ferita aperta che brucerà per decenni nel cuore dei tifosi. José Altafini, che a Napoli ha segnato 97 gol diventando un idolo assoluto, nell’estate del 1972 (dopo aver trascinato la squadra per anni) cederà alle lusinghe della Juventus.

Qualche anno dopo, nella stagione 1974/75, sarà proprio un suo gol a Torino nei minuti finali a condannare il Napoli e a strappargli lo Scudetto. Da quella notte, per tutta Napoli, Altafini non sarà più il campione amato, ma semplicemente “Core ‘ngrato”, il traditore sportivo per eccellenza, immortalato dall’ironia amara della tifoseria.

L’eredità degli anni Sessanta

Gli anni Sessanta lasciano al Napoli la consapevolezza di poter competere ad altissimi livelli. La bacheca non è più vuota grazie alla Coppa Italia del ’62, lo stadio San Paolo è diventato un fortino d’Europa e i più grandi campioni del mondo ormai accettano Napoli come piazza d’elezione. La strada è tracciata, e gli anni Settanta sono pronti a portare all’ombra del Vesuvio la rivoluzione tattica più bella d’Italia.

Nel prossimo articolo: Gli Anni Settanta (1970-1979): Il calcio totale del Petisso Vinício, i gol di Clerici, la seconda Coppa Italia e la leggenda di Totonno Bruscolotti, “Pal’ ‘e fierro”.

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