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Gli Anni Ottanta (1980-1989): L’Avvento del D10S Maradona e l’Estasi del Primo Scudetto

Il sesta capitolo del Centenario ci porta al centro esatto del mito. Gli anni Ottanta non sono stati un semplice decennio calcistico, ma l’epoca in cui Napoli ha cambiato la forza di gravità del pallone mondiale. Il 5 luglio 1984 Diego Armando Maradona sale le scale del San Paolo. Nulla sarà più come prima: il riscatto di un popolo, l’estasi del 10 maggio 1987 e la conquista dell’Europa. La storia si fa leggenda.

Ci sono momenti che spaccano la storia in un prima e in un dopo. Per la città di Napoli, quel momento ha una data, un luogo e un nome precisi. Gli anni Ottanta si aprono con le ferite profonde del terremoto del 1980 e una crisi sociale complessa. La città cerca disperatamente una luce, un motivo per gridare al mondo la propria esistenza e la propria fierezza.

Quella luce arriverà da Buenos Aires, con i ricci neri e la maglia numero 10.

5 luglio 1984: Il giorno in cui il cielo toccò Fuorigrotta

Nell’estate del 1984, il presidente Corrado Ferlaino compie l’operazione di mercato più folle, incredibile e cinematografica della storia del calcio: strappa Diego Armando Maradona al Barcellona per 13 miliardi di lire.

Il 5 luglio 1984, ottantamilila persone pagano il biglietto simbolico di mille lire solo per vederlo palleggiare. Diego esce dal tunnel degli spogliatoi dello Stadio San Paolo, sale i gradini che portano al campo e lancia un pallone verso il cielo. È il big bang. In quel preciso istante, Napoli smette di essere la periferia del calcio e diventa il centro esatto del pianeta.

“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché sono come ero io a Buenos Aires”

I primi due anni servono a seminare. Diego prende per mano una squadra che l’anno prima si era salvata per un punto e la trasforma, un mattone alla volta, in una macchina da guerra, spalleggiato dal direttore sportivo Italo Allodi e da campioni come Salvatore Bagni e l’idolo di casa Ciro Ferrara.

10 maggio 1987: L’Estasi del Primo Scudetto

Il capolavoro si compie nella stagione 1986/87, sotto la guida tecnica di Ottavio Bianchi, uomo concreto e silenzioso, perfetto contrappeso al fuoco della squadra. Il Napoli gioca un campionato perfetto. Maradona, fresco campione del mondo con l’Argentina, fa cose mai viste su un campo di calcio. Al suo fianco, i gol di Bruno Giordano e le geometrie di Fernando De Napoli spianano la strada.

Il 10 maggio 1987 il tempo si ferma. Al San Paolo arriva la Fiorentina; finisce 1-1 grazie al gol di Andrea Carnevale. È il punto che basta. Il Napoli è Campione d’Italia per la prima volta nei suoi 61 anni di storia.

La città impazzisce di una gioia che non si può raccontare a parole. È un riscatto sociale enorme prima ancora che sportivo: per la prima volta, una squadra del Sud batte i colossi industriali del Nord (Juventus, Milan, Inter). Sui muri del cimitero di Poggioreale compare la celebre scritta: “E che vi siete persi…”. Napoli non sta semplicemente festeggiando; sta riscrivendo la geografia dei sentimenti.

1989: La Ma-Gi-Ca e la conquista dell’Europa

Vinto il primo Scudetto e la terza Coppa Italia nello stesso anno (un double storico), Ferlaino non si ferma. Nell’estate del 1987 sbarca a Napoli il centravanti brasiliano Careca. Insieme a Maradona e Giordano, nasce la “Ma-Gi-Ca”, uno dei tridenti d’attacco più devastanti di sempre.

Nella stagione 1988/89, il Napoli sposta i suoi confini oltre i confini nazionali. Il cammino in Coppa UEFA è una marcia trionfale: gli azzurri eliminano la Juventus nei quarti di finale con un gol leggendario di Renica al 119′ ed escono indenni dalla semifinale contro il Bayern Monaco (memorabile il riscaldamento di Diego all’Olympiastadion sulle note di Live is Life).

La finale è contro lo Stoccarda. Dopo il 2-1 dell’andata al San Paolo, il 17 maggio 1989 a Stoccarda finisce 3-3. Diego alza al cielo la Coppa UEFA. Il Napoli è sul tetto d’Europa. La consacrazione è totale.

L’eredità degli anni Ottanta

Il decennio si chiude con l’immagine di un Napoli stellare, ammirato e temuto in tutto il mondo. Gli anni Ottanta hanno regalato a questa città la consapevolezza della propria grandezza. Sotto la guida del più grande calciatore di tutti i tempi, il Napoli ha dimostrato che l’impossibile non esiste. Il popolo azzurro ha toccato il cielo con un dito, ignaro che gli anni Novanta avrebbero portato con sé il conto, salatissimo, di tanta bellezza.

Nel prossimo articolo: Gli Anni Novanta (1990-1999): Il secondo Scudetto, la Supercoppa, l’addio doloroso a Maradona e l’inizio di una drammatica discesa verso il baratro della Serie B.

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