Le tre mosse dello “scacchista” Conte che hanno dato scacco matto alla crisi

antonio conte addio napoli

“Non voglio accompagnare un morto” – queste le mortifere parole pronunciate da Conte dopo il bruttissimo ko del Napoli a Bologna, non tanto o non solo per il risultato, ma piuttosto per l’atteggiamento arrendevole e quasi imbarazzante degli azzurri in campo. Quel Napoli non era affatto morto, aveva solo bisogno di una scarica di adrenalina, di un elettroshock. Quell’elettroshock si chiama Antonio Conte che, con tre mosse, ha letteralmente rivitalizzato la squadra conquistando tre vittorie di fila tra campionato e Champions.

Benedetta è stata la pausa per le Nazionali, durante la quale il buon Antonio è volato a Torino per staccare un po’ la spina, ricaricare le pile e tornare più agguerrito di prima. La vittoria contro la Roma certifica la rinascita del Napoli, a dispetto di infortuni pesantissimi che corrispondono ai nomi di Meret, De Bruyne, Anguissa, Gilmour, Lukaku e Spinazzola. Sono tre le mosse con le quali Conte ha dato scacco matto alla crisi, scopriamo quali sono.

Il ritorno alla difesa a 3

Conte, alla luce della moria che si è verificata a centrocampo, ha fatto di necessità virtù e si è rifugiato nella sua amata difesa a 3, un ritorno al passato, considerando che questo scacchiere difensivo era lo stesso utilizzato all’inizio della sua avventura all’ombra del Vesuvio.

In tre partite (Atalanta, Qarabag e Roma) il Napoli ha incassato una sola rete, ma soprattutto ha dato quella sensazione di solidità difensiva che si era persa da tempo. Un modulo di cui ne ha tratto grande beneficio anche Di Lorenzo, che ha le spalle più coperte con Beukema e che quindi deve correre di meno, potendo dare il suo maggiore apporto sia in difesa che in attacco. Resta da capire cosa succederà quando rientreranno tutti i big, ma per ora difficilmente Conte toccherà la difesa a 3 che sta dando ottimi risultati.

Conte mette le ali al Napoli

Il 4-3-3 contiano di inizio stagione ha funzionato a sprazzi, poiché non c’erano ali pure. In questo sistema di gioco sulla sinistra operava McTominay, che non nasce certo come ala, mentre a destra c’era Politano, un onesto mestierante della fascia che però incideva poco in fase offensiva.

Dopo aver sistemato la difesa, il tecnico azzurro ha liberato la fantasia sulle fasce con Neres e Lang, finora poco impiegati e poco coinvolti nel progetto. Il brasiliano sta giocando a livelli altissimi, segnando ben 3 reti, tutte decisive, nelle ultime 3 partite. Parte da destra ma spesso va a giocare vicino ad Hojlund e in questo modo anche il lavoro sporco del danese risulta molto più produttivo (come dimostrano gli assist contro Atalanta e Roma).

Bene anche Lang, che può fare ancora molto di più, ma che sta sicuramente crescendo. Cerca e trova la giocata più spesso, sta trovando la giusta alchimica coi compagni e sta riconquistando fiducia e posizioni nelle gerarchie di Conte.

Il lavoro mentale

Conte non è solo un abile stratega, ma è anche un fine psicologo. Le sue parole contro il Bologna potevano avere due effetti: lo strappo definitivo con la squadra o la reazione di nervi. Ebbene, lui che ha il polso della squadra, sapeva che i suoi giocatori erano con lui e ha azzardato questa mossa, che alla fine si è rivelata vincente.

Le sue parole, dure come macigni, hanno ridestato l’orgoglio mortificato di una squadra che solo qualche mese fa festeggiava lo scudetto. I ragazzi lo seguono e, anche se con l’elmetto e qualche defezione, sono pronti a scendere in trincea insieme al loro generale per andare in “guerra”.

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