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E se il calcio a Napoli parlasse … Italiano ? 4‑2‑3‑1 con De Bruyne più sotto punta, pronto ad esplodere

Dopo l’ufficiale addio di Antonio Conte, il Napoli entra in un’era nuova e gli scenari tattici si moltiplicano. Tra i nomi più stimolanti, Vincenzo Italiano emerge con un’idea chiara: un 4‑2‑3‑1 ordinato, verticale e moderno, dove il Napoli possa rinunciare a Lukaku e Anguissa, ma ringiovanire il gioco e sfruttare al massimo Kevin De Bruyne.

Mentre Conte ha privilegiato il sacrificio e la compattezza, e Sarri il possesso e la verticalità, Italiano cerca il punto di equilibrio: pressing alto organizzato, copertura di mezzo e un attacco rapido, capace di trasformare il pressing in rete.
E con il 4‑2‑3‑1 come schema base – non un 4‑3‑3 “da playboy” – De Bruyne si sposta più indietro, da trequartista‑centrale a regista‑mezzala sotto la punta, come il vero fulcro del sistema.


Lo schema di Italiano: 4‑2‑3‑1, con De Bruyne più sotto punta

Italiano ha mostrato in Fiorentina e al Bologna di prediligere il 4‑2‑3‑1 come sistema di riferimento, con due mediani davanti alla difesa e un trequartista supportato da mezz’ali esterni.
Per il Napoli, con De Bruyne in rosa, questo schema diventa quasi perfetto:

  • 4‑2‑3‑1 base:
    • 4 difensori;
    • 2 mediani davanti;
    • 3 trequartisti: un regista‑mezzala (De Bruyne) + 2 mezz’ali laterali;
    • 1 punta mobile.

De Bruyne, invece di essere “l’attaccante creativo” in 4‑3‑3, diventa il “cerbero‑mezzala”: si abbassa a prendere palla tra i difensori, collega i mediani e il tridente, e verticalizza in profondità, spesso con la precisione chirurgica che lo ha reso fenomeno ovunque.


La difesa: linea alta ma compatta

Con Italiano, il Napoli non rinuncia alla linea alta, ma la gestisce con più prudenza: pressione organizzata, meno rischi in transizione, più copertura sulle seconde palle.

  • Por. Alex Meret – il portiere di riferimento, con il compito di guidare l’uscita rapida e supportare il gioco corto, adatto a una difesa che non si “accartoccia” ma non corre inutili rischi.
  • Difesa a 4 (4‑2‑3‑1):
    • Dx: Giovanni Di Lorenzo – il “capitano‑tutto”, che copre il fronte, spinge alto e rientra in fretta, ideale in un 4‑2‑3‑1 con mezz’ala‑destra spesso in corsa.
    • Dc: Alessandro Buongiorno – il centrale moderno, rapido, con grande lettura, perfetto per chiudere le verticali in anticipo e permettere al pressing di alzarsi senza paura.
    • Dc: Sam Beukema – il “granitico”: meno spettacolare, ma più regolare, pratico, ideale per chiudere spazi e dare equilibrio alla linea.
    • Sx: Miguel Gutiérrez – il laterale dinamico, con buona tecnica e corsa, che può coprire il fronte e inserirsi in avanti, perfetto per il 4‑2‑3‑1 con mezz’ala‑sinistra in pressing.

Questa linea permette a Italiano di alzare il pressing, ma con la garanzia che Di Lorenzo e Beukema possano contenere i contropiedi e dare ordine alla retroguardia.


Centrocampo: 4‑2‑3‑1 con De Bruyne sotto punta

Qui cambia davvero il DNA del Napoli rispetto al Conte‑style. Senza Anguissa, l’equilibrio lo danno due mediani e Kevin De Bruyne posizionato più in basso, da vero regista‑mezzala.

  • Scott McTominay – il primo mediano. È forte in copertura, interdizione e seconda palla, ideale per chiudere il gioco avversario e permettere a De Bruyne di giocare in libertà.
  • Stanislav Lobotka – il regista di mezza. Gestisce il ritmo, smista e verticalizza, fungendo da “ponte” tra Di Lorenzo, Beukema e De Bruyne.
  • Kevin De Bruyne – il regista‑mezzala sotto la punta. In questo 4‑2‑3‑1, De Bruyne si posiziona tra i due mediani e il tridente, ma con il compito di scendere a prendere palla, innestare le mezz’ali esterne e verticalizzare in profondità. È il “Jorginho‑Hamšík” con più passaggi filtranti e visione, ma con meno rischio di perdere il campo in fase difensiva perché parte più indietro.

Questo centrocampo dà al Napoli:

  • stabilità con McTominay davanti ai centrali;
  • controllo con Lobotka che regge il metronomo;
  • creatività con De Bruyne che fa la differenza davanti alla linea mediana.

Mezz’ali esterne: Politano e Neres, il motore delle fasce

In un 4‑2‑3‑1, il lavoro di De Bruyne viene completato da due mezz’ali esterni rapidi, tecnici e disposti a lavorare per la squadra.

  • Mezz’ala destra: Matteo Politano – il “nuovo Callejón‑Italiano”. Corsa continua, tagli, buon piede e capacità di rientrare in mezza lo rendono il giocatore ideale per il pressing alto e il gioco in verticale. Con Di Lorenzo che si inserisce in fascia, Politano può rientrare a creare sovraccarichi in mezza e liberare De Bruyne.
  • Mezz’ala sinistra: David Neres – il velocista‑tecnico. È rapido, con buona capacità di tagli interni, accentramenti e lanci in profondità. È il profilo che Italiano ama perché non è un “famoso” ma un lavoratore intelligente, con piede e velocità.

Con questo duo, il Napoli può:

  • spingere le fasce e creare sovrapposizioni;
  • sfruttare il pressing alto e le transizioni rapide;
  • chiudere le partite con la velocità e la qualità di Politano e Neres.

La punta: Højlund, il terminale moderno

Con Lukaku in uscita, il Napoli deve trovare un centravanti che sappia lavorare per la squadra, ma anche chiudere le partite. Italiano, con il 4‑2‑3‑1, ha bisogno di una punta mobile, capace di pressing alto e di movimento.

  • Centravanti: Rasmus Højlund – il “terminale mobile” perfetto per questo sistema. È forte, rapido, con buona gamba e movimento, ideale per il pressing alto, le seconde palle e i contropiedi.
    • In fase offensiva, Højlund è il terminale: riceve lanci filtranti da De Bruyne, verticalizza con Politano e Neres, e chiude con la potenza e la velocità.
    • In fase difensiva, Højlund è il primo “pressatore”: pressa il difensore avversario, impedisce l’uscita rapida e permette al Napoli di alzare il pressing.

Con Højlund, il Napoli ha un centravanti moderno, capace di fare tutto: lavorare per la squadra, ma anche segnare.


Come cambia il Napoli con Italiano (e De Bruyne sotto punta)

Se Conte ha portato un’identità di sacrificio e pressing estremo, e Sarri un sogno di gioco e possessioneItaliano rappresenta il compromesso: un Napoli che pressa, ma con ordine; un Napoli che gioca in verticale, ma con qualità e controllo.

  • Con il 4‑2‑3‑1 il Napoli potrebbe:
    • spingere il pressing fin sulla linea mediana avversaria;
    • verticalizzare attraverso De Bruyne e Lobotka;
    • sfruttare la velocità di Politano e Neres in fascia e di Højlund in terminale.
  • Gli assenti più forti (Anguissa e Lukaku) vengono compensati da:
    • McTominay e Beukema in difesa e mezzo per la fisicità;
    • De Bruyne e Gilmour per la qualità;
    • Højlund come terminale mobile.

Come giocherà il vero Napoli di Italiano

Per i tifosi di TifosidelNapoli.it, il passaggio da Conte a Italiano è un salto di immaginazione, ma non di identità.
Con Di Lorenzo, Buongiorno, Beukema, Gutiérrez in difesa; McTominay, Lobotka, De Bruyne (più sotto) in mezzo; Politano e Neres come mezz’ali, e Højlund in punta, il Napoli avrebbe un blocco che combina disciplina tattica, qualità tecnica, velocità e pressing alto.

Se il futuro del Napoli sarà ancora da scrivere, il sogno di Italiano in azzurro è già vivo: un Napoli che gioca in 4‑2‑3‑1, con De Bruyne come regista‑mezzala sotto la punta, capace di trasformare il pressing in gioco e il gioco in gol.

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