Ci sono date che non appartengono solo agli almanacchi, ma entrano di diritto nel calendario del sacro. Per ogni tifoso del Napoli, il 22 giugno 1986 è una di queste. In Messico si giocano i quarti di finale dei Mondiali: Argentina contro Inghilterra. Non è una partita come le altre. Le ferite della Guerra delle Falkland/Malvinas sono ancora aperte, il dolore è fresco, la tensione politica palpabile.
In quel pomeriggio afoso, Diego decise di caricarsi sulle spalle un’intera nazione e, di riflesso, di mostrare al mondo ciò che Napoli avrebbe goduto per anni: l’unione indissolubile tra l’astuzia dell’uomo e l’onnipotenza del genio.
La Mano de Dios: il riscatto del “picaro”
Al minuto 51, accade l’impossibile. Un rimpallo, Diego che salta contro il gigante Shilton e la palla che finisce in rete. L’arbitro convalida, gli inglesi protestano furibondi. Solo dopo, con quel sorriso beffardo che i napoletani hanno imparato ad amare come quello di un fratello, Diego conierà la frase immortale: “Non ho toccato io quella palla, è stata la mano di Dio”.
Non fu solo un gol irregolare, fu l’atto di giustizia poetica di uno “scugnizzo” mondiale che restituiva l’onore a un popolo ferito usando l’arma della furbizia.
Il gol del secolo: l’estasi del Barrilete Cósmico
Ma il destino aveva in serbo qualcosa di ancora più grande. Solo quattro minuti dopo, al minuto 55, Diego decide di chiudere i conti con la realtà e con le leggi della fisica. Riceve palla a metà campo, si gira in un fazzoletto e inizia una danza folle di 60 metri in 10 secondi.
Hoddle, Reid, Sansom, Butcher, Fenwick: birilli abbattuti dalla furia di un uragano mancino. Infine Shilton, superato con una finta che ancora oggi fa girare la testa ai cronisti dell’epoca. È il Ggol del secolo. È il momento in cui Victor Hugo Morales esplode nel pianto e nell’esclamazione che è diventata preghiera: “Barrilete cósmico, ¿de qué planeta viniste?”.
Dalla biografia all’agiografia
In quella partita convissero le due anime di Maradona: il fango e la stella, il peccato e la santità. La “Mano de Dios” e il “Gol del Secolo” sono le due facce della stessa medaglia, la rappresentazione plastica di chi fosse davvero Diego.
Per noi napoletani, quel 22 giugno rimane il manifesto di un amore eterno. Perché quel calciatore capace di umiliare l’impero britannico con un tocco di mano e una corsa divina, era lo stesso che poche settimane dopo sarebbe tornato a casa sua, all’ombra del Vesuvio, per portarci sul tetto d’Italia.
Il 22 giugno 1986 Diego non ha solo vinto una partita; è asceso al cielo, diventando per sempre l’aquilone cosmico che ancora oggi vola alto sopra i nostri cuori azzurri.
