Dopo il brutto ko di Lisbona, si sperava in un’immediata reazione del Napoli a Udine. L’occasione era ghiotta poiché, con il pari del Milan contro il Sassuolo, gli azzurri sarebbero potuti volare in testa da soli. Invece, perdendo a Udine, il Napoli non solo non è riuscito a scavalcare il Milan, ma a sua volta si è fatto scavalcare dall’Inter scivolando al terzo posto.
La cosa preoccupante è che la sconfitta di Udine ha moltissime similitudini con quella di Lisbona. Abbiamo analizzato questo match e abbiamo fatto alcune considerazioni, molto simili a delle preoccupazioni. Tuttavia, nonostante il periodo non brillante, abbiamo individuato due fattori che possono essere considerati buone notizie.
Udinese-Napoli 1-0: squadra spenta nella mente e nel fisico
Quella vista a Udine è una squadra spenta, molle sulle gambe e svuotata di idee. Una premessa è doverosa: la rosa del Napoli è ridotta all’osso, con assenze pesantissime come Meret, De Bruyne, Anguissa, Gilmour, Lukaku e, fino a poco fa, anche Lobotka. Non sono attenuanti o scusanti, sono dati di fatto.
Eppure il Napoli aveva inanellato una serie di vittorie convincenti, mettendo sotto squadre di valore come Atalanta, Roma e Juventus. Cos’è successo? È successo che c’è stato un fisiologico calo psico-fisico, soprattutto perché in campo ci vanno sempre gli stessi.
Questo però non giustifica l’approccio molle, a tratti svogliato, di tutta la squadra in quel di Udine, campo tradizionalmente ostico, dove bisognava scendere con il coltello tra i denti.
Le scelte di Conte
Così come molti meriti vanno dati a Conte quando si vince, allo stesso modo è giusto individuare le colpe del mister quando si perde. Indubbiamente, con mezza squadra fuori, Conte sta facendo un grande lavoro, però a Udine qualche colpa ce l’ha avuta. Aveva visto che a Lisbona, contro il Benfica che gioca a 3 a centrocampo, i due mediani azzurri sono andati in difficoltà. Eppure ha commesso lo stesso errore a Udine, consegnando il centrocampo alla squadra di Runjaic confermando il 3-4-3.
Anche l’undici iniziale non ha convinto: a parte Spinazzola sulla sinistra, per il resto la squadra è stata la stessa scesa in campo nelle ultime partite. Ci chiediamo se Mazzocchi, Vergara, Marianucci e lo stesso Ambrosino, utilizzabile eventualmente sulla fascia, sono rimasti in rosa, perché il campo lo vedono col binocolo? Il turnover è d’obbligo, perché se giocano sempre gli stessi alla lunga si paga. Senza demonizzare Conte, che lo ripetiamo, come si suol dire “sta facendo le nozze con i fichi secchi”, il mister al momento sembra non avere un’idea tattica chiara né riuscire a gestire il turnover con maggiore lucidità.
Il mercato è alle porte
Tuttavia una buona notizia c’è: il mercato è alle porte e per forza di cose dovrà arrivare qualcuno, soprattutto a centrocampo dove c’è stata una vera ecatombe. Serve gente subita pronta all’uso e si parla di Guendouzi della Lazio, Atta dell’Udinese e Mainoo del Manchester United. L’importante è che chiunque arrivi sposi il credo tattico di Conte. Le trattative, nel calciomercato d’inverno, non sono mai facili e De Laurentiis dovrà fare un ulteriore sforzo per raddrizzare una stagione dove comunque il Napoli è ancora in corsa per tutto.
La Supercoppa
Eccoci alla seconda buona notizia: giovedì inizia la Supercoppa italiana con Napoli-Milan. Magari ti stai chiedendo: e quale sarebbe la buona notizia? Il fatto stesso che si giochi subito dopo 2 ko e quindi il Napoli ha la possibilità di riscattarsi immediatamente, senza che inizi a circolare una brutta aria intorno alla squadra con le solite notizie, vere o fake che siano, che corrono incontrollate. Vincere la Supercoppa significherebbe rilanciare le ambizioni del Napoli e dare un segnale chiaro alle avversarie: i campioni d’Italia siamo ancora noi e difenderemo a denti stretti quel triangolino tricolore sul petto.


