Il Napoli di ieri non ha regalato spettacolo, ma ha regalato punti. E in certi pomeriggi, soprattutto quelli grigi come quello di domenica, è meglio accontentarsi, poiché per ora questo passa il convento. Una mancata vittoria avrebbe certificato l’inizio della crisi che, fortunatamente, è stata scongiurata per il momento.
Primo tempo, il solito piattume
I primi quarantacinque minuti sono stati il ritratto dell’immobilismo. Minuti piatti, senza sbocco, senza un’idea di futuro. Il Napoli si è presentato con un ibrido tattico, un 4-3-3 che nei fatti era un 4-2-3-1, ma con un difetto strutturale evidente: l’assenza totale degli esterni. Politano è rimasto ai margini del gioco e Vergara, schierato a sinistra, è apparso svilito, incapace di trovare la posizione. La cronaca si è ridotta a pochi sussulti isolati: un tiro alto di De Bruyne, una carambola sulla spalla di Vergara e un cross di Politano che ha creato scompiglio nell’area bolognese. Il Bologna, dal canto suo, si è spento subito dopo il gol annullato a Theate per un fuorigioco millimetrico, lasciando spazio a una fase di stanca dove il possesso palla del Napoli appariva sterile e privo di verticalità. Si è giocato sotto ritmo, quasi per inerzia, alimentando una malinconia che sembrava preludere al peggio.
Secondo tempo, la scossa dei subentranti e la firma di Lobo
La musica cambia drasticamente nella ripresa, non per un cambio di modulo, ma per un cambio di interpreti. L’ingresso di Lang ha restituito ossigeno alla corsia mancina, grazie anche alla spinta di un redivivo Spinazzola. Ma la vera svolta è arrivata da destra: Costantino Favasuli, al primo pallone toccato, ha ricordato a tutti cosa significhi puntare il fondo. Con un tunnel e un cross al bacio sul primo palo, ha fatto in trenta secondi più di quanto si fosse visto in tutto il primo tempo. Non è un caso che il gol sia nato da lì: era dai tempi di Lozano che non si vedeva un esterno destro naturale attaccare la profondità con quella cattiveria. A farsi trovare pronto all’appuntamento è stato Lobotka, uno strepitoso “Lobo” che, dopo aver dominato in fase di non possesso, si è riscoperto decisivo in zona gol.
Nonostante la solidità difensiva guidata da un Rafa Marin in crescita costante, l’ultima nota di cronaca riguarda la gestione del vantaggio. De Bruyne è cresciuto insieme alla squadra, ma la nota dolente resta l’attacco. Non è bastata la rabbia feroce di Allegri per raddrizzare la serata di Lucca: il ragazzo, pur entrando con il piglio giusto, è riuscito a sbagliare ogni scelta decisiva, tra fuorigiochi evitabili e contropiedi sprecati, scatenando la frustrazione del pubblico. Alla fine, però, conta il risultato: il Napoli doveva vincere e ha vinto. Non è ancora il tempo della bellezza, ma è il tempo della concretezza. Con Firenze nel mirino, questo Napoli ha dimostrato che, anche quando si intristisce per un tempo, sa ancora come si gonfia la rete.


