Napoli in crisi profonda: ma siamo proprio certi sia soltanto colpa di Mazzarri?

Ennesimo fine settimana difficile per il Napoli e per i tifosi che raccolgono soltanto un punto all’ultimo minuto contro il Genoa allontanandosi inesorabilmente dalla zona Champions. Ma al di là dei risultati deludenti, sono le prestazioni davvero a preoccupare.

Ogni maledetta domenica. Ormai non è soltanto il titolo di un iconico film di Oliver Stone diretto nel 1999 ma il mood usuale dei tifosi del Napoli allo scandire di ogni weekend. Le gioie e i sorrisi raccolti in questa stagione sono davvero pochi, così come le vittorie conquistate con scioltezza e convinzione. Guai a parlare di filotto: se inanellare più successi consecutivi potrebbe essere la ricetta giusta per la rincorsa alla zona Champions, la cura alla pareggite e alle prestazioni scialbe non è stata ancora scoperta. Persino il Dottor Mazzarri è incredulo, con le mani nei capelli. Al di là dei suoi limiti, ciò che si ammira in campo dai campioni d’Italia è la brutta copia della squadra perfetta che lo scorso anno ha distrutto il campionato e incantato le avversarie Champions. Anche contro un Genoa a caccia di punti salvezza non si è andato oltre il pari conquistato dagli azzurri all’ultimo minuto ma, al di là del risultato come cantano i tifosi, la situazione è ancor più preoccupante. Quando si crea non si concretizza, quando non si arriva nei pressi della porta si fa fatica persino a creare trame interessanti, nella ripresa hanno regnato prima la noia poi il caos tattico, fedele amico mazzarriano.

Sostituzioni confusionarie, caos tattico nel finale e tante situazioni ancora da chiarire: al netto dei palesi errori di applicazione tattica, siamo proprio certi che la colpa del momento del Napoli sia soltanto di mister Mazzarri?

Anche contro il Genoa i limiti tattici di mister Mazzarri si sono palesati in maniera forte e chiara. Precisiamo: la tattica calcistica non comprende soltanto la scelta del modulo da utilizzare studiato negli anni ma l’applicazione dello stesso. Dopo gli esperimenti poco felici ma a volte necessari con la difesa a tre, il tecnico partenopeo ha deciso contro il grifone di tornare al consueto 4-3-3. “Una squadra che ha vinto con estrema convinzione lo scudetto con questo modulo è normale si senta maggiormente a suo agio applicandolo”, parola sia di Mazzarri che dei calciatori. Ma in soli 100′ al Maradona, l’allenatore toscano è andato spesso contro il suo stesso diktat. Dicevamo, il ritorno al 4-3-3 che è durato il tempo di subire il gol in ripartenza di Frendrup. Poi, il caos: non solo out Ostigard preziosissimo sulle palle alte e acciaccato ma data la sua reazione, qualcosa non era propriamente in linea con questa decisione razionale. Natan entra in campo male così come Lindstrom relegato lì dove per Mazzarri non può far bene. Ngonge entra ma per un buon Politano, non rilevando uno spento Simeone, che uscirà poco dopo per far spazio a Raspadori…in un ruolo completamente diverso. Caos, troppo caos, zero applicazione, ancor meno coraggio.

Credits SSC Napoli

Non solo cambi e tattica confusionaria: c’è chi non corre, chi si lamenta, chi questiona in campo, chi è stanco e preferisce la tribuna, ancora chi è “ufficiosamente” fuori rosa.

Tutto ciò che abbiamo raccontato basterebbe già a spiegare il momento no del Napoli ma ahimè non è tutto. Riavvolgendo il nastro dell’ultima settimana e osservando ciò che succede in campo si vede qualche sorriso in più rispetto alla gestione Garcia ma vige la stessa insofferenza ingiustificata e ingiustificabile. Si questiona in campo, spesso si gesticola contro il compagno che non serve la palla giusta, si è insofferenti quando l’allenatore effettua un cambio non incline alle aspettative e il sole ferma chi dovrebbe volare sulla fascia e che invece di recuperare palla perde tempo a scrollare via il sudore. Poi, il carico da 90: Zielinski è ormai separato in casa, costringendo Mazzarri ai soliti cambi quasi “obbligati” oltre al consueto caso Osimhen. Tornato già in ritardo rispetto ai colleghi di serie A finalisti di Coppa d’Africa, perde l’aereo, posticipa ancora di 24 ore il suo rendez-vous con gli azzurri ma ha prima il mal di pancia, poi la saudade, poi è “spappolato” come dice Mazzarri. Insomma, contro il Genoa non va neanche in panchina e mercoledì al Maradona arriva il Barcellona. Un puzzle davvero horror, con l’ennesima ciliegina sulla torta che arriva dalle situazioni contrattuali non risolte, Kvaratskhelia su tutti e i tantissimi addii ormai già programmati per giugno.

Il periodo del Napoli vede Mazzarri un condottiero che non ha dato ciò che De Laurentiis si aspettava in carattere e ritorno alla brillantezza in campo ma al contempo è anche figlio di errori e ingenuità grossolane compiute nella programmazione e dagli stessi giocatori.

Il ruolino di marcia di Mazzarri non può assolutamente definirsi positivo fino a questo momento al Napoli, non solo per i risultati deludenti conquistati ma per un carattere che continua a vacillare. E’ vero, la sua ideologia di gioco include non mollare mai la presa, provare a vincere le partite fino all’ultimo secondo…ma vacilla quando in precedenza e in avvio invece, difetta in audacia. Il gioco fluido, propositivo e convincente ha lasciato spazio al “meglio non prenderle per cercare poi di darle”, quasi una mortificazione per i campioni d’Italia. Esonero? Assolutamente no, la settimana è troppo importante per un altro stravolgimento traumatico e non ci sono alternative valide per il traghettatore del traghettatore. Dimissioni? Possibili ma saranno rifiutate dal club, com’è giusto che sia. Il diktat resta quindi ritrovarsi, parlarsi da uomini e scegliere solo chi motivato come Ngonge, Mazzocchi e Politano. Intanto, il Barcellona è già nel mirino: c’è da salvare la stagione.

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