Dopo lo 0-0 del Napoli a Como, è stato messo un altro mattoncino alla qualificazione Champions, che sembra ormai blindata a 3 giornate dalla fine. Subito dopo il triplice fischio finale, sui social è esplosa la solita diatriba tra i cosiddetti “belgiuochisti” e “risultatisti”. I primi sono scontenti del gioco del Napoli e chiedono di più in termini di produzione offensiva e di proposta di idee di calcio; i secondi rivendicano invece il secondo posto e il punto conquistato su un campo ostico come quello di Como. Ma chi ha ragione?
Le ragioni dei “belgiuochisti”
Inutile negarlo, dal punto di vista del gioco il Napoli di Conte non ruba certo l’occhio, soprattutto se paragonato all’abbagliante Estetismo del Napoli di Sarri, o alla Grande Bellezza del Napoli di Spalletti.
Del resto Conte non ha mai fatto del bel gioco la sua filosofia, che si basa invece su una difesa rocciosa, tanta corsa e chilometri da macinare e la capacità di segnare un gol più dell’avversario.
Questo Napoli fa una grande fatica a produrre azioni da gol, il suo gioco appare lento e noioso e di emozioni durante le partite ce ne sono davvero poche, a volte nulle.
Questo sono le principali accuse che i “belgiuochisti” muovono a Conte, chiedendo un gioco più coraggioso e offensivo.
Le ragioni dei “risultatisti”
Poi ci sono i “risultatisti”, che invece difendono a spada tratta Conte, rivendicando il secondo posto consolidato e la qualificazione Champions ormai in cassaforte.
Più che al gioco loro guardano al risultato e, da questo punto di vista, si può dire ben poco a Conte, che in due anni ha portato comunque due trofei, uno scudetto e una Supercoppa.
Emblematica è stata la frase di Conte nel finale: “Se non possiamo vincerla, almeno non la perdiamo”. E così è stato, perché il punto di Como, al di là della prestazione, resta comunque pesante e prezioso.
Chi ha ragione?
In questa dualità tra “belgiuochisti” e “risultatisti”, che ricorda il binomio “scartiloffista o scatuozzo” legato a un’esilarante scena del film “No, grazie, il caffè mi rende nervoso”, chi ha ragione?
Abbiamo esaminato le ragioni di entrambe le filosofie e, in un certo senso, sono valide entrambe. Il gioco del Napoli a Como non è certo stato bello, tutt’altro… Il risultato però va accolto con un certo piacere, perché Como è una trasferta molto scomoda e il punto resta pesante.
Ritornando alla legge di Conte, “se non puoi vincerla, almeno non perderla”, si può essere d’accordo o meno, ma così ci abbiamo vinto uno scudetto.
Va poi detto che, nel corso della stagione, Conte non solo non ha avuto giocatori pesanti a disposizione, ma non ha avuto neanche i cambi per provare a cambiare le partite. Ad esempio ieri, nel finale quando il Como è calato, Neres o Vergara avrebbero potuto incidere diversamente.
Del resto gli azzurri questa stagione hanno anche offerto prestazioni esteticamente pregevoli, come la Supercoppa, dove si è visto forse il miglior Napoli di Conte. Gli infortuni non sono scuse a un gioco che spesso ha latitato, ma sono dati di fatto.
In conclusione? In conclusione teniamoci stretto questo secondo posto che sta arrivando perché con Conte, piaccia o non piaccia, sono arrivati due trofei in due stagioni, cosa che è successa molto raramente nella quasi centenaria storia del Napoli. E allora, da uno che ha visto gli anni della C e della B, un consiglio: non facciamo troppo gli schizzinosi, questo Napoli non sarà bello da vedere, ma alza trofei. Quando l’anno scorso abbiamo invaso d’azzurro il Lungomare eravamo ebbri di gioia, nessuno pensava agli 1-0 stentati contro il Monza o il Lecce. Godiamoci quindi le vittorie, perché c’è qualcosa di peggio di un Napoli brutto e vincente: un Napoli brutto e perdente. Meditate gente, meditate…

