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Maradona vs Messi: perché la storia non basterà mai a superare il mito

Il dibattito su chi sia il più grande calciatore di tutti i tempi si è riacceso prepotentemente durante questi Mondiali tra USA, Canada e Messico. Da una parte Lionel Messi, con la sua bacheca stracolma e i suoi record statistici; dall’altra Diego Armando Maradona, l’uomo che ha elevato il calcio a dimensione divina. Tuttavia, nonostante i numeri pendano dalla parte della “Pulce”, esiste un confine sottile ma invalicabile che separa un grandissimo atleta da una leggenda eterna. Ecco perché Diego resta, e resterà sempre, superiore.

La dittatura dei numeri: la quantità non è qualità

L’argomento cardine dei sostenitori di Messi è spesso aritmetico: più gol, più assist, più trofei. Ma la grandezza si può davvero pesare solo con i numeri? Se seguissimo questa logica, dovremmo affermare che un autore contemporaneo che ha pubblicato dieci libri sia automaticamente superiore a Emily Brontë, che ha scritto solo “Cime tempestose”. È evidente che l’impatto culturale e la forza di un’opera (o di una carriera) non dipendono dalla frequenza, ma dalla profondità del solco che lasciano nel tempo.

Va inoltre ricordato che Maradona era un centrocampista totale, un regista che costruiva il gioco dalla propria metà campo, mentre Messi è stato, per gran parte della carriera, un finalizzatore inserito in sistemi tattici perfetti.

Il calcio dei “macellai”: quando il talento non era protetto

Dobbiamo poi considerare l’ecosistema in cui i due hanno operato. Messi gioca nel calcio moderno, dove i fuoriclasse sono tutelati dai regolamenti e dalle telecamere. Ai tempi di Diego, i difensori erano “macellai” che godevano di una libertà oggi inconcepibile.

Negli anni ’80, per ricevere un’ammonizione bisognava subire falli sistematici che oggi verrebbero puniti con il rosso diretto. Maradona ha danzato tra i tacchetti alzati e le marcature a uomo feroci di un calcio che non proteggeva il talento, ma cercava di abbatterlo fisicamente. Mettere Diego nei campi perfetti di oggi, con le regole attuali, significherebbe vedergli fare cose che sfidano le leggi della fisica in ogni singola partita.

Il paradosso della Champions League

Si cita spesso il numero di Champions League vinte da Messi come prova di superiorità. Ma è un confronto che non regge storicamente. Ai tempi di Maradona, la Coppa dei Campioni era un torneo d’élite riservato solo a chi vinceva il campionato nazionale: non c’erano gironi di recupero o la possibilità di partecipare arrivando quarti. Con l’attuale formula “allargata”, il Napoli di Diego avrebbe partecipato a molte più edizioni, potendo competere per il trofeo con una continuità che all’epoca era strutturalmente impossibile per i club che non fossero corazzate storiche.

Leader del popolo vs uomo del sistema

La differenza più netta, però, risiede nella leadership. Maradona è stato un leader carismatico, un uomo del popolo che ha trasformato ogni partita in una battaglia politica e sociale. È stato il riscatto degli ultimi: di Napoli contro il Nord, dell’Argentina contro l’Inghilterra. Diego ha sempre lottato a viso aperto contro i poteri forti, sfidando frontalmente la FIFA e le sue logiche commerciali.

Messi, al contrario, è l’uomo delle istituzioni. L’immagine simbolo di questa differenza è il dicembre 2022: durante la premiazione della Coppa del Mondo in Qatar, Messi ha accettato di indossare il bisht (il mantello arabo) fattogli indossare dall’Emiro e da Gianni Infantino. Un gesto di sottomissione al protocollo e al potere politico che Maradona, con ogni probabilità, avrebbe rifiutato per non coprire la maglia della sua Nazionale nel momento del trionfo.

La storia contro la mitologia

In definitiva, bisogna rassegnarsi a una verità che va oltre il campo: anche con un Mondiale in più, Messi non supererà mai Maradona. È necessario metterselo in testa.

Messi rappresenta la perfezione clinica, la costanza assoluta e il successo nel calcio moderno, un ingranaggio perfetto in un’epoca di perfezione. Diego era arte pura, tormento, rivolta e riscatto politico. Dalle strade di Buenos Aires ai sobborghi di Napoli, fino all’epica dell’86, Maradona ha incarnato l’anima umana in tutte le sue sfaccettature, comprese le sue fragilità.

Messi ha scritto, con inchiostro d’oro, la storia di questo sport. Ma Maradona ne ha creato la mitologia. E i miti, per definizione, non si superano aggiungendo trofei in una bacheca. Essi appartengono all’eternità, dove i numeri smettono di contare.

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