Caso Juan Jesus-Acerbi: la sentenza conferma l’assenza di prove certe ma a vincere è sempre e solo l’omertà

Il Giudice Sportivo ha emesso la sentenza ufficiale sul caso Juan Jesus-Acerbi dopo il complemento d’indagine della Procura Federale assolvendo il difensore dell’Inter per assenza di prove concrete.

Al di là delle decisioni, la querelle ha sancito una nuova sconfitta per lo sport e i suoi valori: dalla lacrime di Vinicius Jr alle parole di Juan Jesus, la piaga razzismo è ancora ben presente.

Avere il cuore buono è spesso una condanna. Ci si ritrova a pensare, a ragionare a sentire ogni emozione triplicata sulla propria pelle e quando si subisce qualche torto, invece di alzare la voce e invocare giustizia, si assume il punto di vista del carnefice per cercare di comprendere cosa lo ha portato a sbagliare, comprendendo le sue ragioni seppur senza giustificarle. E se il mondo, come spesso accade non comprende cotanta delicatezza, sarà presto pronto a puntare il dito contro perchè in questa società non c’è spazio per i buoni d’animo, per le persone sensibili, per le persone educate. Ben lo sa il difensore del Napoli Juan Jesus, spesso falcidiato dai tifosi dopo prestazioni con la maglia azzurra fortemente al di sotto delle aspettative ma anche ha sempre incassato il colpo con eleganza, senza mai rigettare al mittente tutto quell’odio gratuito.

In alcuni momenti sarebbe facile agire d’impulso, ancor più quando le offese sono gravi e riguardano non solo una mera prestazione calcistica in un anonimo campionato ma persino la vita dei tuoi cari e della famiglia. Si esagera, troppo e troppo spesso nel mondo dello sport e altresì sui social, dove ci si nasconde dietro a una tastiera, un nickname o una foto fake. Anche nella vita è possibile nascondersi e non assumersi il peso delle proprie responsabilità: basta far finta di non aver ascoltato, pronunciare frasi e parole pesanti dietro lo schermo di una mano che copre la bocca e il volto, dando così vita in pochi secondi a un incredibile e gravissimo incidente diplomatico. Tra le frasi che ho ascoltato e letto più spesso in questi giorni c’è stata: “Sono cose di campo, possono accadere”. No, non possono accadere. Perché un insulto razzista, discriminatorio è ben oltre una parolaccia di pancia urlata: è un pensiero che si culla, un modo consapevole una persona che per una vita intera ha lottato contro quello stesso pregiudizio.

“Non si raggiunge nella fattispecie il livello minimo di ragionevole certezza circa il contenuto sicuramente discriminatorio dell’offesa recata”: Acerbi viene così assolto mentre la gogna mediatica si riversa nuovamente sulla vittima.

È vero, non è mai stato divulgato un video della poco amichevole chiacchierata tra Juan Jesus e Acerbi al 59′ di Inter-Napoli, poco prima della presa di coscienza del difensore azzurro verso l’arbitro La Penna. Ma il capannello di giocatori e ciò che è successo in seguito è stato sapientemente ricostruito dalle tv, mostrando chiaramente le scuse del giocatore dell’Inter che ne ha approfondito l’argomento chiamando in causa i compagni di squadra stranieri, insieme a Dimarco che ha argomentato per svariato tempo l’accaduto rigorosamente con la mano sulla bocca. In più l’indicare la fascia “Say no to racism”, le frasi ripetute dallo stesso Acerbi sembrano una grande ammissione di colpa, non abbastanza però per segnare la carriera di una colonna portante dell’Inter quasi campione d’Italia e della Nazionale italiana.

Credits Sky Sport

Ma infondo si sa, le vere conseguenze le subisce sempre il buono, quasi mai il furbo e l’incredibile gogna mediatica che sta subendo Juan Jesus è una di queste. La sentenza del Giudice Sportivo si è espressa così:  “Non si raggiunge nella fattispecie il livello minimo di ragionevole certezza circa il contenuto sicuramente discriminatorio dell’offesa recata” mentre per la maggioranza degli appassionati di calcio d’Italia, recitava un’unica parola: “bugiardo”. Il quadro infatti è da vedere sempre nella sua interezza: perché chiedere scusa se offesa non c’è stata? Perché non parlare mai chiaramente dell’accaduto rivolgendosi a procuratori e avvocati? Come mai la versione di Acerbi ha lasciato sia l’Inter che la Nazionale fortemente scettiche? Qualche pezzo del puzzle manca assolutamente ma anche in questo caso non è da imputare a Juan Jesus che ha cercato di lasciare al campo le cose gravi di campo in attesa di una scusa ufficiale che non c’è mai stata…proprio perché sarebbe stata considerata alla stregua di una prova certa di colpevolezza.

Dagli episodi degli ultimi anni e degli ultimi giorni è sempre più evidente che la piaga razzismo è ancora ben presente nel calcio moderno: non ultime le emozionanti lacrime di Vinicus Jr dal ritiro del Brasile.

Ampliando ancora di più l’annosa questione, purtroppo la querelle Juan Jesus-Acerbi non è l’unica che ha tenuto banco in questi giorni. Hanno fatto il giro del web le lacrime dell’attaccante del Real Madrid Vinicus Jr in forza alla Nazionale brasiliana che dovrà giocare una partita a sostegno della lotta al razzismo proprio in Spagna. Da lui tutta la commozione di un argomento che lo tocca da vicino, che lo vede ancora protagonista e gli causa grande sofferenza. “Io voglio solo giocare a calcio, non voglio essere offeso per il colore della mia pelle” ha dichiarato piangendo in conferenza stampa “La mancanza di sanzioni è ciò che mi frustra di più”. E come se non bastasse, a rendere la situazione ancor più grave è stata la risposta dell’ex portiere del Paraguay Chilavert che ha commentato così l’episodio: “Non faccia la femminuccia, il calcio è per uomini, il primo a insultare i rivali è lui. Ormai solo pane e circo”.

Insomma, in questa drammatica 10 giorni di calcio internazionale, il verdetto è davvero brutto: ne esce sconfitto lo sport ancora una volta mentre ne trionfano l’omertà e la furbizia. Ma ciò che è successo non deve sancire assolutamente la resa dei buoni: non bisogna mai chinare il capo e abbassare la voce, seppur sia un rischio, seppur spesso si resti inascoltati. Dai piccoli granelli di sabbia si forma la spiaggia, dalle gocce si crea un infinito mare e solo così si possono affrontare e pian piano risolvere i problemi che attanagliano ancora il mondo e la sfera dello sport. Che nessuno resti indietro, inascoltato o persino da solo: la verità la conoscono esclusivamente i protagonisti ma fin quando c’è soltanto anche solo il minimo dubbio di discriminazione, non bisogna restare in silenzio, mai.

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