Roma-Napoli, storia di un gemellaggio frantumato. Ma non fu colpa del gesto dell'”ombrello” di Bagni

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Domenica 30 novembre si gioca Roma-Napoli, un tempo definito derby del Sole. Una partita che vale tantissimo in chiave-scudetto, considerando che la Roma è prima e il Napoli è secondo. Un match ricco di storia e che un tempo era impreziosito da un bellissimo gemellaggio tra le due tifoserie. Un gemellaggio oggi impensabile, che non esiste più, anzi, tra le due tifoserie i rapporti sono tesissimi ormai da anni, una frattura che si è ampliata ancora di più soprattutto dopo l’uccisione di Ciro Esposito per mano dell’ultrà giallorosso Daniele De Santis in occasione della finale di coppa Italia nel 2014 tra Napoli e Juventus. Ma come è nato quel gemellaggio e perché si è frantumato?

Roma-Napoli, storia di un bellissimo gemellaggio

Agli inizi degli anni ’80 la Roma faceva parte dell’èlite del calcio italiano e lottava stabilmente per lo scudetto, che arrivò nella stagione ’82-83 con Liedholm sulla panchina. I tifosi napoletani simpatizzavano per la Roma, baluardo contro lo strapotere del Nord. Tra le due tifoserie nacque un bellissimo gemellaggio, suggellato ad ogni partita con lo scambio di gagliardetti, bandiere e vessilli tra i vari gruppi ultrà.

I tifosi del Napoli intonavano cori a favore della Roma e la stessa cosa facevano i tifosi romanisti. Nelle partite a Napoli fiumi di romani venivano ospitati e accolti con calore dai tifosi napoletani, e la stessa cosa succedeva quando i napoletani salivano nella Capitale. Le due tifoserie ostentavano fieramente i loro colori, senza offese e nel massimo rispetto reciproco. Roma-Napoli era una delle più grandi feste del calcio italiano.

La rottura del gemellaggio

Le cose cambiarono verso la metà degli anni ’80 quando il Napoli, dopo l’ingaggio di Maradona, iniziò a diventare una seria pretendente per lo scudetto, mentre la Roma iniziò gradualmente a scivolare più in basso nella gerarchia del calcio italiano. Un’inversione di forze che iniziò a creare qualche frizione.

Poi il Napoli nel 1985 acquistò Giordano, bandiera della Lazio, odiatissimo dai tifosi romanisti che nei suoi confronti intonarono cori di offesa nel match tra azzurri e giallorossi il 26 ottobre 1986. Una frangia di tifosi partenopei rispose intonando cori contro Conti, bandiera giallorossa. Lì si crearono le crepe che avrebbero portato al crollo del gemellaggio.

L’episodio che sancì la fine di quella bellissima amicizia avvenne il 25 ottobre 1987, quando il Napoli scudettato si presentò all’Olimpico. Nonostante le varie frizioni, il portavessillo giallorosso portò la bandiera della Roma alla Curva Nord, dove erano assiepati i napoletani, che lo accolsero calorosamente. Quando però il portavessillo napoletano portò lo stendardo azzurro ai giallorossi nella Curva Sud, fu travolto da un lancio di oggetti e subissato di insulti.

In tutto questo c’era la partita e la Roma si portò avanti con Pruzzo. Il Napoli, nervoso, rimase in 9 dopo le espulsioni di Careca e Renica. Sembrava finita, invece Francini trovò l’insperato 1-1. Al termine di una partita ricca di tensioni, Bagni si sfogò facendo l’ormai celebre gesto dell’ombrello sotto la Sud. Un gesto censurabile, di cui il centrocampista si scusò, che fu additato come causa della fine del gemellaggio.

In realtà quel gesto fu solo la goccia che fece traboccare il vaso, che però era già colmo di incomprensioni, frizioni e litigi. Da allora quel gemellaggio non esiste più, anzi, spesso e mal volentieri si sentono dalle curve giallorosse gli ormai beceri cori contro i napoletani inneggianti al Vesuvio. Forse il tempo non potrà mai più ricucire quella ferita, ma ricordare quel gemellaggio significa anche ricordare un calcio più genuino, fatto di rispetto e passione.

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