I mille interrogativi del Napoli: tra piani B, fuori rosa e dietro front il diktat resta “programmazione”

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La finestra invernale di mercato del Napoli conferma gli interrogativi già posti negli ultimi mesi con una programmazione frutto di troppi imprevisti

Era il 24 aprile 1972 quando uno dei capolavori di Lucio Battisti viene pubblicato e diventa un singolo musicale senza tempo, accompagnando le vite e le giornate di tantissimi italiani. Si tratta de “I Giardini di Marzo”, che al termine di ogni gara della Lazio riecheggia all’Olimpico, scandendo il ritmo frenetico dei 90′ che hanno accompagnato i tifosi e i loro cuori biancocelesti. La scorsa domenica è stata la soundtrack perfetta di una gara a tratti malinconica, che ha visto il Napoli tornare dalla capitale con un sonoro zero nella casella dei tiri effettuati. “Il coraggio di vincere quello ancora non c’è”, si potrebbe riscrivere in chiave mazzarriana, dando il via inesorabilmente alle flebili speranze dei tifosi legate al filo del calciomercato di riparazione appena concluso.

Il calciomercato invernale rappresentava una ghiotta chance per il Napoli per dar vita a una nuova programmazione in vista dell’estate, delineando un progetto più chiaro e funzionale rispetto agli errori dei mesi scorsi: è stato invece la conferma di idee ancora poco chiare e di troppa improvvisazione

Il calciomercato invernale, croce e delizia di tutte le squadre di serie A. Se il Monza si è dato alla pazza gioia e il Verona ha smantellato la rosa cedendo i suoi prezzi pregiati, il Napoli si posiziona tra coloro che hanno operato con grande cautela e funzionalità, andando a pescare dal cilindro le pedine che servivano a Mazzarri in un momento di grande emergenza tra indisponibili e infortunati. Mazzocchi per un pragmatico cambio modulo e per far rifiatare Di Lorenzo, Dendoncker come jolly tra centrocampo e difesa, Traorè e Ngonge per rinforzare l’attacco e agire tra le linee. Erano i rinforzi sperati e richiesti? Apparentemente sì, nella fattività nì, numericamente ancora troppo esigui rispetto alle cessioni effettuate con l’addio di Zerbin, Zanoli, Gaetano ed Elmas.

I casi Perez, Zielinski e Demme preoccupano i tifosi. Se il dietrofront per il difensore dell’Udinese ha creato enorme confusione nelle gerarchie tra Mazzarri e la società, l’esclusione dalla Champions di Zielinski e Demme con quest’ultimo out anche dalla serie A, ha riportato alla luce le problematiche della scorsa estate

Se la rosa è stata comunque rinforzata per come possibile con giocatori di talento ma altresì di esperienza tra Europa e serie A, ci sono tre aspetti che fanno fortemente preoccupare in vista del prosieguo della stagione e della prossima estate. Si tratta della gestione del caso Perez e del futuro di Zielinski e Demme. Dopo l’infortunio di Natan e un assetto arretrato con pochissime certezze, il Napoli è andato a caccia di un difensore già pronto, forte e roccioso. Con un piccolissimo tesoretto da investire, la scelta era ricaduta su Nehuén Perez dell’Udinese nonostante si sappia, la bottega friulana è da sempre carissima. Così tanto, da fare dietrofront all’ultimo secondo e riconsiderare più che valido Ostigard, rimandato fino a pochi giorni prima all’esame di riparazione di settembre. E non è tutto: Zielinski e Demme sono stati appena ufficializzati out dalla lista Champions insieme al neo acquisto Dendoncker e per l’italotedesco persino fuori dalla lista della serie A. Il tutto senza appellarsi alla grande emergenza numerica a centrocampo, agendo da separati in casa con il polacco e da c’eravamo tanto amati con il secondo.

Gli errori del passato non sono ancora da monito per un presente di oculatezza e risoluzione: ma questa singolare stagione servirà davvero a programmare nella maniera giusta il prossimo anno?

Come un cane che si morde la coda, si è tornati così a soltanto qualche mese fa, quando per le strade di Napoli c’erano ancora gli sventolanti striscioni dell’incredibile vittoria del campionato. Spalletti aveva già ufficializzato il suo addio, così come Giuntoli e troppi interrogativi riecheggiavano nelle menti dei tifosi. La mancanza di programmazione ha indotto a scelte affrettate e sbagliate: prima Garcia, l’ultimo di una serie di allenatori contattati che hanno rifiutato l’incombenza partenopea, poi le problematiche contrattuali dei big portate avanti e trascinante fino all’inizio del campionato, ancora la ricerca spasmodica di un direttore sportivo all’altezza, terminata con la scommessa Meluso. Insomma, se la storia dovrebbe insegnare a non commettere più gli stessi errori del passato, questo Napoli sta dimostrando di essere troppo recidivo. E se in campionato la classifica è ancora corta così da poter ambire ancora ad un miracoloso posto in Champions, il diktat per giugno è chiaro: questa volta servirà una decisa programmazione per dare una nuova sterzata e voltare pagina, dando seguito al tanto agognato piano A senza ricorrere sempre a quello B. O a volte, anche C.

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