Napoli, cercasi perfezione su calci piazzati e rigori: contro Torino e Barcellona serve la cura Calzona

Dopo il rigore sbagliato da Victor Osimhen e il gol di Raspadori giunto su schema studiato, la cura Calzona punta a dare i suoi frutti lavorando proprio su calci piazzati e penalty assolutamente da migliorare.

AAA cercasi perfezione su calci piazzati e rigori. Resta questo uno dei diktat in casa Napoli con mister Calzona che sta lavorando già dal suo arrivo con gli azzurri per essere maggiormente incisivi nei momenti decisivi delle gare che verranno, in particolar modo sui calci da fermo. Torino e Barcellona sono infatti due avversarie dove ogni episodio può e deve fare la differenza sfruttando ogni azione offensiva a favore, nonostante siano ovviamente due tipi di match molto diversi. Contro la squadra di Juric domani al Maradona gli spazi saranno ridotti al lumicino e anche un calcio da fermo può trasformarsi in un’ottima occasione per sbloccare il risultato.

Qualora si avesse la fortuna persino di sentir fischiare un penalty a proprio favore, al netto della bravura dei portiere avversari ma l’idea resta quello di far sì che si arrivi pronti e preparati dagli 11 metri. Non che Osimhen non lo sia stato contro la Juventus ma sicuramente non si tratta della sua specialità. Guardando ancora più in avanti, lo stesso discorso vale anche per la sfida del post Champions contro l’Inter a San Siro: ogni episodio può essere quello perfetto per contrastare una squadra fortissima sia nei singoli che in quanto a gruppo, rosicchiando eventualmente ancora qualche punticino in classifica per la zona Europa.

Napoli, questione mentale o di qualità? Se il fondamentale del calcio di rigore è meno allenabile rispetto ai calci da fermo, si può comunque sfruttare ogni situazione a proprio favore così come fatto nell’occasione del penalty sbagliato da Osimhen contro la Juventus.

“Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo dalla fantasia”, cantava e scriveva egregiamente Francesco De Gregori nel suo capolavoro “La leva calcistica della classe del ’68”. Questi splendidi versi si possono abbinare fortemente a Victor Osimhen, solo uno dei campioni del calcio mondiale che nonostante abbiano le stimmate dei fuoriclasse non riescono al contempo ad essere decisi dal dischetto. Ne scomodiamo qualcuno davvero importante: il clamoroso errore di Roberto Baggio nella finale mondiale di Usa 1994 contro il Brasile, le insicurezze di un campione come Gonzalo Higuain dagli 11 metri non solo con il Napoli costando la Champions contro la Lazio nel 2015 ma anche con l’Argentina. La lista potrebbe essere ancora lunga, lunghissima ma c’è un fattore che accomuna tutti questi calciatori: la grandissima classe, l’immenso talento e le grandissime qualità balistiche. Eppure, dagli 11 metri, qualcosa non va.

Credits SSC NAPOLI

La forza non è nulla senza il controllo. Non quello del collo piede che deve caricarsi per imprimere forza al tiro puntando alla traiettoria perfetta lì dove il portiere avversario non può arrivare bensì quello della mente. Dopo ogni errore, il bagaglio di esperienza cresce sempre di più cercando nuove soluzioni per colmare un gap personale e la sfida dagli 11 metri è un fondamentale sul quale Osimhen dovrà sicuramente lavorare, insieme a quello della calma nei momenti di maggiore pressione. Lo fa egregiamente nel lottare su ogni pallone fino all’ultimo secondo, imponendosi così di mantenere la calma anche dal dischetto. Questione di abitudine, mantra, motivazioni, al di là di un fondamentale da allenare. Ma se contro il Torino e il Barcellona anche un rigore può essere decisivo, bisogna assolutamente porre ai rimedi cercando soluzioni valide per essere maggiormente efficaci.

La cura Calzona ha lavorato sin da subito su rigori e calci da fermo: lo schema perfetto nel momento del tiro dagli 11 metri di Osimhen ha poi propiziato il gol di Raspadori, sfruttando intelligenza e qualità dei partenopei.

Dopo la lunga premessa con le considerazioni che ne sono susseguite, la conclusione in vista di una settimana davvero intensa per gli azzurri è ben presto fatta: niente paura. Il Napoli 3.0 sta mettendo in campo una grandissima resilienza, con la cura Calzona che sta dando pian piano i frutti sperati, ovviando al gap tattico e motivazionale che spesso non è ai livelli che i singoli avevano abituato. Lo schema visto durante il rigore calciato da Victor Osimhen era molto chiaro: i giocatori del Napoli aspettavano il penalty più arretrati rispetto alla linea della Juventus per poi arrivare prima sul pallone in caso di errore e ribattuta del portiere. E così è stato, non soltanto con Raspadori che è giunto per prima sulla traiettoria deviandola poi in rete ma anche con la presenza di Anguissa e Di Lorenzo accanto a lui.

Stessa dovizia di particolari anche per le punizioni e per i calci d’angolo, ancora da limare: con Kvaratskhelia che colleziona falli subiti e cartellini gialli agli avversari in ogni match, possono essere considerate senza dubbio risorse molto importanti, in grado di sbloccare anche i match più delicati. Ecco che Castel Volturno diventa in settimana una grande fucina di idee, in grado di dar vita alle massime espressioni della tattica e dell’efficacia calcistica, pronti a scrivere nuove pagine della propria storia con maggiori consapevolezze. Andrà come andrà ma l’obiettivo da raggiungere è dare il massimo in campo con grande spirito di abnegazione e forza mentale: poi, solo dopo l’ultima goccia di sudore spesa, si guarderà la classifica incrociando le dita per un piazzamento Champions.

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