Il Napoli torna a sorridere. Il Napoli torna a comandare. Il Napoli torna a vincere con una prestazione che fa respirare lo stadio e ridà forza a una squadra che aveva bisogno di una notte così.
Davanti a un’Atalanta confusa e mai davvero pericolosa nel primo tempo, gli azzurri impongono ritmo, testa e fame. Finisce 3-1, e il Maradona si gode una squadra viva, concreta, capace di soffrire nel finale senza perdere lucidità.
Questa è la serata che mancava.
Un primo tempo perfetto: Neres illumina, Lang firma il tris
Il Napoli parte in controllo. Il possesso è pulito, la squadra è corta, gli esterni spingono. La partita resta bloccata fino al minuto 17, quando Hojlund inventa una palla splendida per Neres. Il brasiliano scappa via ad Ahanor, entra in area e colpisce con il sinistro. È l’1-0. Il Maradona esplode. È il segnale.
L’Atalanta prova a reagire ma si scontra con una difesa attenta, compatta, senza sbavature. Milinkovic-Savic osserva da spettatore per lunghi tratti.
Al 38’, arriva la seconda scossa: McTominay verticalizza, Neres taglia alle spalle della difesa e colpisce ancora. Sinistro pulito, palla in buca. È 2-0. L’Atalanta sparisce, il Maradona canta.
Il tempo si chiude con l’azione più bella della serata: Di Lorenzo sterza in area e trova sul secondo palo Lang, che anticipa Bellanova e segna di testa. È il suo primo gol in Serie A. È il 3-0 che chiude il primo atto e manda Conte negli spogliatoi con un sorriso che era atteso da settimane.
Ripresa di sofferenza, ma il muro regge
La ripartenza è tutta dell’Atalanta, spinta dalle sostituzioni e dalla voglia di rimettere in piedi una gara sfuggita troppo presto.
Milinkovic-Savic diventa protagonista: salva su De Ketelaere, poi vola su Scamacca togliendo dall’angolino un sinistro velenoso. Lo stadio applaude il portiere, decisivo nei momenti di pressione.
Al 52’ Scamacca trova il gol che accorcia le distanze. Bellanova crossa, l’attaccante gira bene sul primo palo. È 3-1. La gara cambia volto. Il Napoli ha un blackout di dieci minuti, l’Atalanta attacca con insistenza, spinge sulle fasce, tenta conclusioni da fuori.
Conte interviene subito: Politano, Elmas, Mazzocchi e Lucca ridanno ossigeno alla squadra. L’ingresso di Lucca è d’oro: tiene palla, conquista falli, fa respirare. È il lavoro sporco che salva partite.
Nel finale l’Atalanta insiste, ma le ultime occasioni sono del Napoli: Di Lorenzo sfiora il 4-1 di testa costringendo Carnesecchi a un grande intervento. Quando l’arbitro indica cinque minuti di recupero, il Maradona trattiene il fiato. La squadra però gestisce bene. Pressa, mantiene ordine, non concede spiragli.
L’ultimo tiro è di Zalewski, ampiamente fuori. Poi il fischio. È vittoria.
Conte può ripartire da qui
Il Napoli mostra organizzazione, ritmo e carattere. La difesa è compatta, il centrocampo è presente, il tridente funziona e crea spazi. Neres è imprendibile, Hojlund lotta su ogni pallone, Lang cresce. McTominay gioca una partita completa, Di Lorenzo dirige con esperienza.
Questa squadra aveva bisogno di un segnale forte. Oggi lo ha dato.
Tre gol, tre punti, una risposta chiara. Il Maradona torna a essere un fortino, e i tifosi possono uscire dallo stadio con una convinzione nuova: il Napoli c’è. E quando c’è davvero, fa paura a tutti.



